martedì 1 ottobre 2024

Perchè non possiamo non collassare.

 

Ecco una lettura non leggera ma comunque fruibile sulle nostre origini e sul nostro destino.
Il libro La caduta del leviatano - Collasso del capitalismo e destino dell'umanità (link all'ottima presentazione curata dagli autori) è decisamente un testo molto ambizioso, ma mantiene le promesse.
Gli autori, Jacopo Simonetta e Igor Giussani, quest'ultimo nostro concittadino ravennate, si propongono di illustrare come l'umanità si è appropriata del pianeta e delle drammatiche conseguenze a cui stiamo andando incontro . Lo fanno con un buon rigore scientifico e senza tare ideologiche nonostante la presenza della parola "capitalismo" nel sottotitolo che potrebbe essere divisiva per chi non va oltre al titolo.
La metafora letteraria adottata è molto potente ed efficace: l'umanità e il suo ambiente sono il metaorganismo identificato come "il Leviatano". Se Hobbes nel XVII secolo indicava nel Leviatano con lo stato moderno i nostri autori ampliano di molto queta visione: il Leviatano è la specie umana unitamente a ciò che dell'ambiente usa e modifica. Un organismo che nasce, cresce, si ammala e guarisce, invecchia e probabilmente morirà.
E' un lavoro necessariamente multidisciplinare e non fa sconti alla complessità del problema. I riferimenti sono sia letterari che filosofico-scientifici con una particolare attenzione all'economia ed alle dimensioni fisiche dei sistemi. Dai classici greci ai  pensatori moderni, dagli artisti agli scienziati ci guidano in una visione totalizzante del mondo. ma anche grafici e tabelle aiutano il lettore nella comprensione del testo che, come gia detto, non è facilissima ma con un piccolo sforzo puo essere affrontato da chiunque abbia un minimo di curiosità sul mondo in cui vive.
Nel capitolo ove si elencano i motivi di insostenibilità del mondo attuale, oltre a quelli classici come sovrapopolazione e finitezza delle risorse, viene indicata anche la complessità crescente del mondo; è questo un pericolo che purtroppo pochi autori citano ed anche l'uomo della strada non percepisce questo come un pericolo da mitigare.
Non è un libro ottimista perchè se si affrontano certi argomenti non si può certo essere ottimisti, ma cionondimeno le cose vanno conosciute per quelle che sono. Mettere la testa sotto la sabbia non ha mai portato soluzioni ed alla lunga neppure consolazioni.
Inutile dire che tutti dovrebbero leggere questo libro e farne tesoro.

giovedì 7 luglio 2022

Bill Gates e il riscaldamento globale

 

Questa è la mia recensione personale del libro Bill Gates che ho avuto l'occasione di leggere ultimamente
Il fatto che una delle persone più ricche del mondo si sia dedicata a scrivere un libro su un argomento così scottante e impopolare, invece di scrivere la solita guida autocelebrativa su come arrivare al successo, è già qualcosa di meritorio. Ancora più meritorio, per un americano, è che non faccia concessioni ai negazionisti del GW (Global Warming): per Gates il problema del GW esiste ed è drammaticamente devastante.
Il testo ha uno stile divulgativo e può essere letto, se non proprio da tutte le casalinghe di Voghera, da chiunque abbia con un minimo di curiosità sull'argomento e pensi di non saperne abbastanza. Diciamo che è un classico libro da regalo per le feste.
Da bravo tecnico, Bill Gates tende a quantificare tutti i parametri del problema, quindi parte dicendoci che ci sono 51 miliardi di tonnellate di Co2 prodotte ogni anno dalle attività umane che devono essere portate a 0 entro il 2050. Poi analizza punto per punto come vengono prodotte queste tonnellate e propone via via soluzioni per ogni processo, ad esempio quanta Co2 viene prodotta dall'industria del cemento o dell'acciaio, dall'agricoltura o i trasporti e come si potrebbe intervenire.  Analizza anche i meccanismi economici coinvolti in questa rivoluzione introducendo il concetto di Green Premium inteso come differenziale di costo fra un prodotto tradizionale ed uno sostenibile  a zero emissioni e tutto viene rigorosamente misurato in dollari.
Sulle soluzioni proposte non ci sono grandi sorprese; la tecnologia attuale e futura sono la chiave di tutte le soluzioni e comunque ammette che, anche ipotizzando di sviluppare tecnologie avanzatissime ad esempio per la cattura industriale della Co2 dall'aria (che per me è una follia assoluta), e adottare politiche verdi a tutti i livelli (qui l'energia nucleare è considerata "verde"...), potremmo anche non farcela...
La possibilità di ridurre volontariamente i consumi è per lui, non solo un'ipotesi remota, ma neppure auspicabile. Il lettore ideale di Gates è l'americano medio e tutto il libro rispecchia la visione americana del mondo. 
Però, al di la di questo e altri "difetti", i dati ci sono e i limiti di quello che si può realmente fare sono illustrati bene, ed anche solo per questo ne consiglio la lettura.
Resta per me un libro troppo ottimista e dollaro centrico ma d'altronde non ci si poteva aspettare che un uomo americano di successo ottimista per definizione si trasformasse improvvisamente in una Cassandra che ci profetizza catastrofi e disgrazie. 

PS. Il libro fatevelo prestare o prendetelo in biblioteca; non mi sembra un testo fondamentale da tenere nella propria libreria e poi a Bill Gates abbiamo gia dato...

giovedì 9 giugno 2022

overengineering - 1

 

Overengineering è un termine inglese che si potrebbe tradurre come "sovraingenierizzante" ma in realtà non ha alcun corrispettivo ufficiale nella nostra lingua. Si parla di overenineering quando ci si trova davanti a soluzioni eccessivamente complesse per problemi che potrebbero essere risolti in modi molto piu semplici.   E' un concetto molto estensibile ed applicabile a tantissime situazioni, dalla progettazione del software alla elaborazione delle leggi, dalla costruzione di elettrodomestici alle procedure burocratiche etc.

Il processo di overengineering è anche autoalimentante in quanto un problema risolto con soluzioni eccessivamente complicate tende a generare ulteriori problemi che a loro volta potrebbero essere risolti sempre in modo esagerato e così via.

Nella foto ci sono due soluzioni al problema dell'erba alta: un decespugliatore ed una falce. Vantaggi e svantaggi di entrambe le soluzioni sono abbastanza ovvi  come pure constatare che usare qualunque strumento richiede una certa destrezza.

La falce, soluzione piu semplice ed economica, è sicuramente preferibile dal punto di vista "ecologico"  ma quello che però mi preme fare notare è che, nonostante la falce sia vincente sul decespugliatore sotto diversi aspetti (economicità, praticità su piccole aree, indipendenza da una fonte energetica esterna etc.), questa stia scomparendo dagli scaffali delle ferramenta e dalle opzioni di chi si accosta per la prima volta al problema dell'erba alta, ammesso che questa venga percepita come un problema

Il processo di overengineering è stato così potente che le nuove generazioni si buttano sul decespugliatore, non per scelta, ma, purtroppo, perchè pensano che per tagliare un po' di erba alta non ci sia un altro modo.  Così come penseranno che per risolvere la questione ambientale non ci sia altro modo che perseverare nella ricerca soluzioni tecnologiche sempre piu spinte, come ad esempio il CCS.  Speriamo che prima della catastrofe ci sia ancora qualcuno che si ricordi dell'esistenza della falce.

lunedì 18 ottobre 2021

Il lasciapassare verde e quel che ne consegue

Questo sarà un post lungo e mi scuso in anticipo, e sospendo momentaneamente il mio impegno a fare testi compatti e stringati ma credo che di alcuni aspetti tecnici del green pass non si sia parlato abbastanza e non si è ben compreso quello che questo meccanismo può in prospettiva portare.
Partiamo dal codice della strada.
L’assicurazione RC sull’auto è obbligatoria ma stando ai dati diffusi ci sono molte auto che circolano ancora senza copertura assicurativa. Scovare i trasgressori non è facile ma neppure tanto difficile. Tutte le auto sono targate e la verifica nel database delle assicurazioni è alla portata di chiunque sappia maneggiare uno smartphone.  Alcune auto della polizia stradale hanno una telecamera che scansiona in continuo tutte le targhe che gli si presentano davanti e gli agenti sono obbligati a fermare ogni auto che il sistema segnala come non in regola. Ma non esiste un campionamento capillare di tutte le targhe anche se sarebbe possibile fare controlli molto piu spinti. Ad esempio, il ministero potrebbe obbligare tutte le polizie municipali a controllare e denunciare ogni targa che passa davanti alle migliaia di telecamere di controllo del traffico e degli accessi urbani prive di assicurazione.  Oppure lo stato potrebbe delegare questo controllo a categorie diverse dalle forze dell’ordine. Potrebbe obbligare la società autostrade a bloccare le auto senza assicurazione ai caselli, oppure ad utilizzare i distributori di carburante: se l’auto non risulta in regola non può rifornirsi. Attrezzare autostrade e distributori non sarebbe certo un grande sforzo tecnologico ed il fenomeno delle auto senza assicurazione sarebbe risolto in poco tempo.
Anche per i limiti di velocità lo stato o la comunità europea potrebbero agire nel senso di rendere automatici i controlli e le sanzioni rendendo obbligatoria l’installazione sulle auto di blackbox e transponder analoghi a quelli installati su navi ed aerei.
Gli strumenti di tecnocontrollo da parte dello stato sui mezzi circolanti sono potenzialmente infiniti ma non vengono messi in campo a causa di inerzie burocratiche e fortissime resistenze da molti attori.  Con questa situazione commettere infrazioni piu o meno piccole, o guidare senza assicurazione o senza patente risulta abbastanza facile e le probabilità di essere sanzionati molto basse perché i controlli sono fatti solo su un piccolissimo campione.  Anche usare targhe false o clonate non comporta grossi rischi e i criminali ne approfittano largamente.
Veniamo al GP. Questo  è essenzialmente un codice con una scadenza che viene emesso a valle di un processo amministrativo e che il cittadino deve portare sempre con se per accedere a luoghi e servizi. Oggi il GP viene rilasciato a chi ha concluso il ciclo vaccinale contro il Covid ma lo stesso meccanismo può essere usato per qualunque altra cosa. Altro particolare importante è che il certificato è INFALSIFICABILE (neppure il Mossad o il KGB riuscirebbero a produrne uno falso senza la collaborazione dello stato italiano) e facilmente VERIFICABILE DA CHIUNQUE anche se si utilizza uno smartphone off line o se cadono i server della PA. Non sono a conoscenza di altri nostri documenti che abbiano le stesse caratteristiche di integrità e  sicurezza. Ad esempio il passaporto, forse il più sofisticato dei nostri documenti che comprende anche ologrammi ed un dato biometrico, cioè, la nostra impronta digitale,  può essere falsificato a tal punto da superare buona parte dei controlli. La verifica dell’autenticità del passaporto può essere fatta solo dalle forze dell’ordine e con un certo dispendio di lavoro.
Il GP è una meraviglia dell’applicazione di tecnologie informatiche avanzate e funziona maledettamente bene!
Dal 15 ottobre 2021 il GP è obbligatorio non solo per accedere a teatri, cinema o ristoranti che sono servizi per così dire ricreativi, ma anche per accedere al lavoro, qualunque lavoro, anche quelli all'aperto. Essendo il lavoro un diritto costituzionale, di fatto il GP è necessario per accedere ad un diritto, come se l’avere cittadinanza italiana o europea non fosse condizione sufficiente.
Se pensiamo a tutte le garanzie del rispetto della nostra privacy che furono richiesti dal garante agli sviluppatori di IMMUNI c’è veramente di che sbigottire perche con il GP non viene garantita alcuna privacy.
Il meccanismo che è stato messo in piedi  è potenzialmente pericoloso per tutta una serie di motivi e, anche se secondo me siamo ancora lontani dalla “dittatura sanitaria” o qualunque altro aggettivo si voglia aggiungere a “dittatura”, la direzione indicata è molto prossima a quella di uno stato dittatoriale.
Tralasciamo l’aspetto politico contingente e proviamo a guardare avanti.
Oggi abbiamo il GP per dimostrare di essere vaccinati ma domani lo stesso meccanismo può essere facilmente attivato per qualunque cosa, ad esempio la fedina penale, i punti sulla patente,  la laurea, l’iscrizione all’anagrafe o al SSN.   Di per sé non sembrerebbe una minaccia coì grave, anzi, avere la certezza dell’autenticità dei certificati sarebbe una buona cosa. Il rischio è di altra natura, piu sottile e difficile da percepire. Con questi meccanismi così  tecnologicamente supportati  (crittografia avanzata e smartphone), si rischia che tutto il nostro vivere, l’esercizio dei diritti e dei doveri, venga legato a procedure automatizzate molto rigide e non superabili neppure in situazioni di emergenza.
L’altro rischio è che un parlamento non sufficientemente responsabile(?) o corrotto, oppure qualche amministrazione locale possano emanare leggi assurde, difficilmente applicabili (non sarebbe la prima volta, qualcuno ricorda il SISTRI?) come ad esempio la fine dell’anonimato in rete o il dimostrare il proprio stato di salute.  Il vostro comune potrebbe obbligarvi a tenere la vostra auto pulita in nome del pubblico decoro dimostrando ad ogni rifornimento di essere in regola con i lavaggi periodici fatti un un autolavaggio autorizzato, pena lasciarvi senza benzina! Purtroppo, la fantasia dei legislatori è tanta e io non posso tenergli testa. Non pensavo che avrebbero reso obbligatorio il seggiolino antiabbandono per i bambini in auto e lo hanno fatto,  non pensavo che avrebbero reso obbligatorio il GP per lavorare e lo hanno fatto! Fino ad oggi le leggi assurde finivano facilmente inapplicate e poi dimenticate, ma se verranno supportate da procedure informatiche rigidamente funzionanti rischiamo di non togliercele più di torno e rovinarci la vita per un misero risultato. Pensate al codice della strada applicato alla lettera, con tutte le sue contraddizioni e interpretazioni. Il traffico sarebbe bloccato all’istante e riceveremmo almeno una multa al giorno anche se fossimo accortissimi nella guida.  Oppure si potrebbe avere un governo debole ed incapace che ceda alla tentazione di governare (e comandare!) attraverso App e Qrcode. Per non dire quello che potrebbe fare un governo veramente autoritario; immaginate che uso ne avrebbero fatto i nazisti del green pass per identificare gli ebrei. Probabilmente non se ne sarebbe salvato neanche uno.
Vorremmo avere leggi per vivere meglio, non vivere per rispettare le leggi.

giovedì 16 settembre 2021

La delusione dell'auto elettrica

 

Quasi 10 anni fa avevo salutato con entusiasmo le prime piccole auto elettriche che si affacciavano timidamente sul mercato.
Ora devo dichiarare la mia completa delusione.
E' stata completamente persa l'occasione di ripensare l'auto e la mobilità elettrica con soluzioni nuove e rivoluzionarie. 
Invece il mondo dell'auto replica se stesso nel peggiore dei modi, proseguendo con l'elettrico dal punto già insostenibile in cui era arrivato con il motore termico.
Le case automobilistiche che mettono a listino modelli elettrici ci stanno proponendo auto elettriche sempre piu grandi e pesanti infarcite di elettronica dove tutta l'energia viene spesa per muovere l'enorme massa dell'auto e delle batterie al fine per emulare le prestazioni delle auto termiche. 
L'acquisto di  Suv e grandi auto elettriche (indistinguibili da analoghi modelli termici) è anche finanziato da fondi pubblici.
Non poteva andare peggio.


sabato 20 febbraio 2021

L'ingessatura del verde pubblico


"Il senso estetico e quello morale sono evidentemente strettamente collegati. ..La totale cecità psichica di fronte alla bellezza in tutte le sue forme, che oggi dilaga ovunque così rapidamente costituisce una malattia mentale che non va sottovalutata []." Konrad Lorenz - Gli otto peccati capitali della nostra civiltà.


In questi giorni, nel tratto iniziale della la pista ciclabile di via Canale Molinetto che va verso il mare sono stati impiantati decine di nuovi alberi ad alto fusto, probabilmente come opera di compensazione per l'inutile nuovo centro commerciale che sia sta costruendo vicino alla Coop Teodora. 
Sembrerebbe una buona notizia se non fosse che per far posto a questa piantumazione si sia deciso di estirpare ed abbattere tutta la vegetazione già presente. 
Tutte le piante abbattute erano state messe giù dai volontari di alcune associazioni ambientaliste coadiuvate da tanti cittadini fin dal lontano 2004 con il coinvolgimento anche di alunni di alcune scuole. Non sono sicuro che il comune avesse patrocinato queste iniziative ma di certo non si è mai opposto dato che i manutentori comunali del verde hanno sempre rispettato queste piante. E' stato un meraviglioso progetto nato dal basso che negli anni si è sviluppato anche in maniera anarchica ed ha portato a mettere a dimora piu di 200 fra alberi ed arbusti, anche con una grande varietà di specie. Ragazzi che da bambini hanno piantato gli alberelli hanno poi continuato a curali negli anni.  Diversi cittadini sono anche andati ad innaffiare queste piante nei periodi di siccità. Oggi, una parte di queste piante, proprio le più grandi e sviluppate perchè impiantate per prime, sono state estirpate per fare posto al nuovo verde standardizzato: alberi di alto fusto, per carità bellissimi, ma tutti uguali che rispondono ad un'esigenza estetica dozzinale e funzionale ad un inutile e tristo centro commerciale.
Evidentemente i concetti di biodiversità come di partecipazione o riduzione del consumo di suolo, di cui molti politici si riempiono la bocca, non hanno alcun valore per i nostri amministratori che hanno tranquillamente avvallato tutto questo.  
Percepire il valore, anche estetico, di quello che decine di volontari avevano realizzato è evidentemente impossibile per certe persone, e in accordo con K.Lorenz non resta che registrare il continuo decadimento morale di questa città.

venerdì 15 maggio 2020

Sdrucciolevoli mutazioni

"Chi parla malepensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti! " ( Nanni Moretti -Palombella rossa)

Piccole e grandi mutazioni determinano l'evoluzione della vita, così nella biologia e così nelle lingua. Ma non tutte le mutazioni portano necessariamente a qualcosa di buono.
Le prime volte che ho sentito l'espressione "distanziamento sociale" ho fatto veramente fatica a dargli il significato che oggi gli viene comunemente attribuito, cioè quello di stare lontani fisicamente per evitare possibili contagi biologici ("si entra in negozio uno alla volta per rispettare il distanziamento sociale"!)
Ma per me, e non solo per me, questa espressione poteva significare una separazione di classe o di censo o di gruppi culturali, o etnici etc.("Certo che rispetto il distanziamento sociale: viaggio sempre in seconda classe!").  Basta una rapida ricerca su Google e si scopre che la "distanza sociale" ha una preciso significato in, appunto, Sociologia.  Eppure contrariamente alle mie previsioni e desideri l'espressione non è affatto sparita ma ha acquisito cittadinanza nella nostra lingua tantochè su Wikipedia è apparsa la relativa voce con ultimo aggiornamento 20 Apr.2020! Sul sito della Treccani c'è un interessante ed istruttivo articolo sulla fortuna e diffusione di questo neologismo nella nostra lingua Ad essere pignoli il termine sarebbe stato mutuato dall'Epidemiologia ma questa non mi sembra un'attenuante. Mi spiace come certe formule inesatte, per non parlare degli anglicismi inutili, entrino così prepotentemente nella nostra lingua e che abbiano tanto successo per quanto siano altisonanti e vaghe. Ad esempio "agricoltura biologica" (esiste forse un'agricoltura minerale?) ed "economia circolare" di cui ho già scritto. Mi spiace sopratutto perché avverto una passività preoccupante in questi fenomeni. Accettare di parlare come gli altri, anche se non si sa bene cosa si dice, significa condividere il pensiero altrui senza esercizio di critica, e questo non è un bene. 

domenica 1 marzo 2020

La raccolta dei rifiuti

Una rondine non fa primavera, è vero,  ma è sempre bello vederne una.
Una domenica pomeriggio di questo Marzo grigio e piovigginoso passeggiamo sulla spiaggia di Lido di Dante vicino alla foce del Fiume Uniti proprio davanti alle piattaforme Eni Angela e Angelina che con l'estrazione del metano stanno probabilmente accelerando la subsidenza della terrafermaa e forse anche innescando nuovi terremoti.  Il mare d'inverno ha un suo fascino discreto con le spiagge semideserte, perchè pochi  sono gli altri passeggiatori. Qualcuno porta i bimbi, alcuni il cane, ma sono sempre in pochi. 
Qui, sulle prime dune fra i tronchi e legni portati dal mare incontriamo tre ragazze, poco più che adolescenti, che armate di guanti e sacchetti raccolgono e portano via le plastiche, i vetri e tutti gli altri rifiuti umani sparsi sulla sabbia.
Ciao, chi siete? State facendo un bellissimo lavoro. Fate parte di una qualche associazione?
No, siamo solo amiche e abbiamo deciso di passare una domenica diversa ripulendo la spiaggia.
Parlando un po' capiamo che nulla sanno delle (meritorie) iniziative di Legambiente Ravenna che organizza periodicamente la pulizia di pinete e arenili nella zona coinvolgendo decine di volontari con grande risonanza mediatica su stampa e social.
Loro, le tre ragazze sorridenti, invece hanno semplicemente deciso che per quella domenica pomeriggio non avrebbero affollato i centri commerciali con le loro coetanee a stordirsi sugli smartphone.
Hanno deciso di ripulire un pezzo della spiaggia di tutti.
E' un piccolo fatto, forse insignificante sul risultato pratico, ma per un'attimo ho sognato queste ragazze fossero davvero la prima rondine di una primavera umana in cui nessuno ormai spera più.


giovedì 19 dicembre 2019

Shifting baseline syndrome

"Shifting baseline syndrome (SBS) is a psychological and sociological phenomenon whereby each new human generation accepts as natural or normal the situation in which it was raised."
(la SBS è un fenomeno psico-sociologico  per il quale ogni nuova generazione  accetta come normale o naturale la situazione in cui è cresciuta) Link


Questo concetto è stato elaborato dagli studiosi in relazione alla percezione degli ecosistemi prossimi alla nostra esperienza, in particolare la flora e la fauna, ma anche il clima.  E' un concetto reso bene da Pasolini in un suo famoso articolo dove dice che "..Nei primi anni sessanta, a causa dell'inquinamento dell'aria, e, soprattutto, in campagna, a causa dell'inquinamento dell'acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c'erano più. (Sono ora un ricordo, abbastanza straziante, del passato: e un uomo anziano che abbia un tale ricordo, non può riconoscere nei nuovi giovani se stesso giovane, e dunque non può più avere i bei rimpianti di una volta)."
Dalla SBS deriva anche il fatto che le nuove generazioni non riescano a comprendere l'importanza di difendere ciò che non hanno mai conosciuto. Possiamo dire che si considera normale solo quello che conosciamo per esperienza diretta nell'arco della nostra vita. I giovani ad esempio non avendo quasi mai conosciuto l'aria pulita o il silenzio non sentono l'esigenza di difenderli come chi, purtroppo, queste cose le ha perse. Ne consegue anche per i giovani il mondo naturale conosciuto e accettato come da difendere sia sempre più degradato di quello delle generazioni precedenti. Ma anche tante altre cose, sia positive che negative - dipende dai punti di vista - come il buio, gli inverni freddissimi, la sanità pubblica gratuita, i black-out, gli scioperi o il tempo libero - vanno ad approfondire il gap fra le generazioni.
Anche a livello di linguaggio ("il termine "gap" invece di "divario" o "distanza" ne è un esempio) ci si differenzia sempre di piu in fasce di età sempre più sottili.
Non è un processo al quale possiamo opporci più di tanto, se non trasmettendo e ricevendo i ricordi e le emozioni ad essi legati, perchè è così che va il mondo da sempre, però il rischio dello scollamento della società è altissimo, e una società sempre piu divisa orizzontalmente dalle età e verticalmente dal censo è facilmente soggetta ad involuzioni imprevedibili. Stiamo a vedere.

lunedì 18 novembre 2019

La pazzia

Sembra impossibile ma sta succedendo davvero! Le ruspe sono state messe in moto e stanno partendo alcune grandi urbanizzazioni che cambieranno in modo pesantissimo la nostra città. purtroppo in peggio...
Nell'immagine (cliccabile) sono indicate  a grandi linee le zone che stanno per essere  cementificate a est di Ravenna. Strade, rotonde, villette, condomini, negozi, supermercati e centri commerciali copriranno quelle che oggi sono aree agricole. Verrà anche cancellata per sempre l'ultima traccia dell'antico corso del fiume Montone in direzione del mare. Già con un colpo d'occhio si vede che le aree interessate sono confrontabili con la superficie di un intero quartiere come può essere la Darsena.
La nuova legge regionale impone un consumo di suolo non superiore al 3% - e qui siamo molto oltre - ma concede deroghe per quello che gia era stato deliberato in passato, ed è questo il nostro caso.
Ma perchè si fa questo in una città che è in stagnazione economica, se non decadente, in una città in cui la popolazione è stabile e che sta anche invecchiando rapidamente? Non certo per le esigenze dei cittadini. O forse lo si fa per creare lavoro? Ma si può creare lavoro anche senza distruggere il territorio, iniziando appunto grandi opere di manutenzione di una  città che si candida a sprofondare subito dopo Venezia.
Ma facciamo  per un attimo finta di non essere cittadini molto ambientalisti e che, anzi, non si tenga in minima considerazione  l'ambiente e si goda alla vista di traffico e cemento, e di sicuro queste persone esistono. Quindi, se aggiungeranno qualche centinaio di ettari di urbanizzato, chi pagherà poi la manutenzione di  tutte le nuove strade, giardini, illuminazione, nettezza urbana, servizi fognari, servizi amministrativi, sicurezza e  tanto altro visto che la popolazione non cresce e che non ha motivo di farlo?
Ma ai Ravennati piace così tanto pagare le tasse?

lunedì 29 aprile 2019

Il governo delle acque

Come tradizione vuole, con l'arrivo della primavera arrivano anche le bollette del Cosorzio di Bonifica della Romagna per l'indispensabile servizio di governo delle acque.
Non so se il servizio venga svolto con la diligenza necessaria o se il consorzio sia bene amministrato ma sono sicuro che senza di esso saremmo in grossi guai. Un territorio che è praticamente al livello del mare, con alcune zone al di sotto, non può sopravvivere senza una costante cura e vigilanza delle acque.  
E sempre secondo tradizione, ogni anno il consorzio, anche per ricordare ai Ravennati della sua esistenza, organizza una mostra di documenti storici ,"Lavori d'Acque", su quello che è e che è stato il conflittuale rapporto del nostro territorio con queste acque. Una mostra che vale sicuramente una visita.
Probabilmente peccherò di presunzione e provincialismo, ma credo che non esista un'altra zona al mondo come la nostra che abbia subito modificazioni così abbondanti e profonde a causa della mutevolezza delle sue coste e dei suoi corsi d'acqua. Cartine di solo un secolo fa sono difficilmente sovrapponibili  a quelle attuali, e così pure quelle del secolo scorso con quelle di cento anni prima e così via. Un  mutazione continua di cui bisogna essere coscienti per capire che quello che abbiamo oggi non l'abbiamo avuto dal cielo ma dal duro lavoro delle generazioni che ci hanno preceduto. Ed anche per questo che non dobbiamo e non possiamo sprecarlo.


venerdì 12 aprile 2019

La misura del danno


"..i giovani sentono il bisogno di distinguersi, e non trovando altra strada aperta come una volta, consumano le forze della loro giovanezza,[..] e gettano la salute del corpo, e si abbreviano la vita, non tanto per l'amor del piacere, quanto per esser notati e invidiati, e vantarsi di vittorie vergognose,.."  Giacomo Leopardi - Pensieri

E' possibile esprimere quantitativamente il danno procurato dall'uomo all'ecosistema e quindi al pianeta? Forse si ma non è facile.
Limitiamoci al solo problema della CO2 immessa in atmosfera che sta stravolgendo il clima e surriscaldando il pianeta.
Dall'inizio della rivoluzione industriale stiamo bruciando combustibili fossili spostando il carbonio dal sottosuolo direttamente in atmosfera per ricavarne energia.
Nell'ultimo numero de Le Scienze c'è un interessante articolo a firma di Richard Conniff (solo sul cartaceo o per gli abbonati online) su cosa l'umanità dovrebbe fare e come da qui alla fine del secolo per contenere l'aumento della temperatura entro 1,5°.
Il cosa fare è semplice: non solo ridurre le emissioni di CO2 ma anche arrivare ad "emissioni negative", cioè togliere dall'atmosfera più CO2 di quanta se ne immette. Riassorbirla e stoccarla da qualche parte in qualche forma. E' il come farlo che non è affatto semplice, anzi, quasi impossibile.
Attualmente buttiamo in atmosfera circa 50 Gton di CO2 all'anno ma dobbiamo invertire la tendenza ed entro la fine del secolo riassorbirne 1000!!
Le tecnologie ipotizzate per riassorbire la CO2, dette anche CCS (Carbon Capture and Storage) sono tante e fantasiose, ma anche costose. Dalla costruzione di vere e proprie industrie di riassorbimento e stoccaggio alla fertilizzazione dei mari ce n'è per tutti gusti. Sulle soluzioni "industriali" non vale la pena soffermarsi; sono deliri belli e buoni. Altre soluzioni sono discutibili, ma rimanendo con i piedi per terra l'unica opzione percorribile è decisamente quella della riforestazione del pianeta. Gli alberi assorbono il carbonio da sempre ed è anche la via più economica.
Ma quanti alberi dovremmo piantare per centrare gli obiettivi? Il calcolo non è semplice. Secondo l'articolo citato la riforestazione massiccia da sola non sarebbe sufficiente. Nella migliore delle ipotesi si arriverebbe a 250 Gton sulle 1000 necessarie. Ma tutto dipende da quanta superficie ci si può permettere di riforestare. Un'altro studio fatto da Pieter Hoff  (www.treesolution.com) dice invece che per risolvere il problema sia necessario riforestare 2 miliardi di ettari, pari al 13 % della superficie del pianeta, che detto in altri termini è circa il doppio della superficie del Canada oppure i 2/3 dell'intera Africa. E se questa è la cura, questa è anche la misura del danno procurato al pianeta!
Pieter Hoff si dice ottimista e calcola che il suo piano costi meno del salvataggio delle banche dopo la crisi del 2008. Io  sono un po' meno ottimista.
Articoli e studi sensati su quello che dovremo fare a livello globale nei prossimi 100 anni sono una novità abbastanza recente ed in fondo danno la misura di quanto la conoscenza e la scienza siano avanzate e ci fanno familiarizzare con i limiti del nostro ambiente. E allo stesso tempo ci gettano nello  sconforto perché capiamo che l'umanità e l'umano condividono i vizi e finitezza, e l'inevitabile  caducità.
Nei detti popolari si dice che l'uomo passi la prima metà della vita a rovinarsi la salute e l'altra metà a curarsi. 
Iniziamo a curaci.

venerdì 1 marzo 2019

La raccolta rifiuti porta a porta è una sconfitta

Hoi pleistoi kakoi. 
"I più sono cattivi." (Biante VI sec. AC)

L'adozione della raccolta dei rifiuti con il sistema porta a porta è una sconfitta per gli onesti e pochi se ne rendono conto. Anche se dove viene introdotto questo sistema ci si sente raccontare che è il più efficiente per raccogliere i rifiuti in maniera differenziata.
Intanto bisogna ricordare che rispetto al sistema tradizionale con i cassonetti sulle strade il  porta a porta costa decisamente di più e non ci vuole tanto a capirlo: servono molti più viaggi di mezzi piccoli con almeno 2 persone invece di pochi viaggi di grandi camion automatici con una sola persona.  La vendita dei materiali raccolti non compensa minimamente il maggiore costo del sistema porta a porta. Se questi materiali fossero così preziosi (carta, plastiche, vetro e materiali organici) ci sarebbero persone in difficoltà economiche che li raccoglierebbero o li ruberebbero. Invece questo non succede e sono anche spariti quelle poche persone che raccoglievano il cartone. I materiali che valgono veramente (in senso economico) come rame e piombo vengono già raccolti (ma anche rubati) e recuperati  e nei rifiuti ne finiscono pochissimi. Più un materiale vale e meno lo si trova nei rifiuti. Avete mai visto che si butti via l'oro? Il suo recupero è al 100%!.  Quello che mettiamo nei nostri rifiuti, sempre economicamente parlando, non vale quasi nulla o ha un valore negativo. Da quando la Cina ha smesso di importare la plastica da riciclo da tutto il mondo, questa è ridiventata un rifiuto  e gli americani hanno già riacceso gli inceneritori.
L'adozione del porta a porta è una sconfitta per tutti noi perché per farci convincere a differenziare i rifiuti abbiamo ignorato la carota e preferito il bastone della costrizione. Se in questi anni tutti o anche solo l' 80-90% dei cittadini avesse differenziato correttamente i rifiuti e conferiti nei cassonetti in strada, il porta a porta forse non sarebbe neppure stato inventato. Invece grazie a coloro che mai differenziano correttamente, che stando ai dati diffusi nella nostra zona sembrano essere la maggioranza,  saremo puniti tutti con il porta a porta. Siccome chi ci governa non riesce o non vuole colpire chi non si comporta civilmente, si preferisce punire tutti. Un'ingiustizia in più che si aggiunge a tante altre. Chi già prima differenziava correttamente pagherà probabilmente tariffe maggiori e maggiori limitazioni nella propria libertà a causa dei rigidi calendari delle raccolte e dei contenitori più piccoli.

sabato 8 dicembre 2018

Il diritto di essere poveri

La povertà è sempre esistita ma non è mai andata di moda, e tanto meno lo è oggi.
Perché i poveri imbarazzano, infastidiscono, creano problemi, ci rovinano la vita trascinandoci (forse) nella loro povertà e diventano facilmente i capri espiatori delle frustrazioni più diffuse.
Odiare i poveri e chi è meno fortunato di noi rappresenta il livello zero di civiltà e di umanità.

Ma essere poveri è un diritto, un nuovo diritto non ancora riconosciuto.   Essendo un nuovo diritto, questo appare strano, come apparivano strani il diritto alla salute o alla libertà di culto nei secoli passati, ma chi oggi è povero e soprattutto non aspira a diventare ricco non ha alcun riferimento politico, per ora.
Se questo post suona strano, forse fra pochi anni non lo sembrerà più.
E' una scommessa, che spero di perdere.

lunedì 19 novembre 2018

El periodo especial para todos

I motivi per i quali gli ebrei della Germania del terzo Reich non sono fuggiti in massa all'aumentare delle persecuzioni sono molti, ma il più importante è che non immaginavano che la catastrofe che si stava profilando all'orizzonte si sarebbe avverata davvero, e più che mai nella forma di un genocidio epocale.
L'incapacità di credere che le catastrofi si possano avverare nonostante le avvisaglie è stata una costante nella storia dell'umanità ed è costata milioni di vite.
Troppo grande perché possa succedere è il pensiero tranquillizzante con cui ci si consola prima delle catastrofi, senza prendere provvedimenti per evitarle o per mitigarne gli effetti.
E oggi che siamo all'alba della più grande catastrofe dell'umanità, confermata da fonti istituzionali e non da cassandre isolate, continuiamo a comportarci come se nulla cambierà, come se scaldarsi, girare in auto, mangiare tutti i giorni siano diritti acquisiti, e che nessuno ce li potrà mai togliere.
Il periodo especial che passò Cuba negli anni 90 dopo l'embargo ed il taglio delle forniture di prodotti petroliferi da parte dell'URSS è solo un piccolo assaggio di quello che ci aspetta visto che non viviamo in una piccola isola sottopopolata con un clima tropicale e bassi standard di vita da cui volendo si può fuggire.
Non c'è posto ove fuggire, ed anche se ci fosse, l'incapacità di immaginare la catastrofe incombente ci volterebbe all'inazione, al tirare a campare.
E pure chi è estremamente cosciente di quel che sta per succedere non fa nulla per salvarsi.
Del resto, che si può fare? Qualcuno lo sa?

mercoledì 17 ottobre 2018

PSC RUE POC PUA ora PUG!

No, non sono onomatopee fumettistiche come CRASH, BANG, SMACK etc. ma sono le sigle dei cosiddetti "strumenti urbanistici" dei comuni della nostra regione (questa espressione è necessariamente fra virgolette perchè la trovo truce e prevaricante, almeno quanto il "latinorum" di Don Abbondio) . 
Il cittadino comune si era fermato al PRG, cioè Piano Regolatore Generale degli anni '70 e lo aveva acquisito nel proprio linguaggio tanto che ormai tutti sanno cos'è il PRG ma pochi sanno che non esiste più da decenni.
Ora la regione ha purtroppo approvato una nuova legge urbanistica ambientalmente pessima, un assalto al territorio mascherato da buone intenzioni in cui buona parte delle decisioni pianificatorie vengono demandate all'iniziativa dei privati, ed ora i comuni devono adeguarsi. Quindi tutti i vecchi "strumenti urbanistici" , cioè il PSC, il RUE, Il POC ed i PUA vanno in pensione e verranno sostituiti dal PUG (Piano Urbanistico Generale) e da "Accordi Operativi". Pochi giorni fa il nostro comune ha indetto un bando europeo per trovare un gruppo di esperti che ci scriva il nostro nuovo PUG.  Stiamo cioè cercando dei professionisti, verosimilmente non di Ravenna, a cui dare 400.000 euro perchè ci dicano cosa come e dove costruire o non costruire a Ravenna.
Non so voi, ma viste le premesse, io non mi aspetto nulla di buono da tutto questo. 
Morirò aspettando inutilmente una legge che imponga la riduzione del suolo cementificato, la demolizione di strade ed edifici sottoutilizzati. Nel lungo termine ci penserà la natura, ma nel lungo termine saremo tutti morti.

mercoledì 3 ottobre 2018

Problem solving estremo

Il collasso del pianeta per l'inquinamento, l' esaurimento del petrolio, guerre, carestie e tante altre disgrazie è uno dei temi piu classici della fantascienza.  Tantissimi scrittori e registi hanno narrato l'apocalisse, e più raramente narrato il riscatto dell'umanità dal suo declino. Due autori su tutti, John Brunner ed il nostro Roberto Vacca che si sono occupati con successo del tema,


Purtroppo questi foschi scenari si stanno realmente avverando.  Diciamo anche che se andiamo avanti così siamo spacciati, anzi, siamo spacciati comunque.

Nel racconto di Frederik Pohl Alpha Aleph, una futura e disperata umanità tenta una soluzione anch’essa disperata ma lo spoiler si ferma qui. Il racconto si basa su una congettura dello psicologo maltese Edward De Bono che nei suoi studi costruì alcuni esperimenti dove rilevò che in alcuni casi i soggetti a cui si chiedeva di risolvere certi problemi trovavano le soluzioni migliori solo quando venivano forniti di pochissimi strumenti.  Invero,  la disponibilità di maggiori strumenti portava i soggetti a soluzioni molto meno brillanti. Storicamente i lavori di De Bono hanno ispirato molti di  quegli assurdi quanto divertenti corsi che le aziende impongono al proprio personale, sopratutto dirigenti, quadri e commerciali. 

Ma l'ipotesi che le migliori soluzioni si trovino  quando c'è scarsità di mezzi ha un presupposto non esplicitato: che i soggetti che affrontano il problema debbano essere sufficientemente intelligenti e motivati.
Se qualcuno a cui avete dato un problema da risolvere vi dice che non può farlo perchè non ha gli strumenti, è molto probabile che sia privo di intelligenza o di motivazioni, o di entrambe.
Tornando ai massimi sistemi, le soluzioni dei problemi dell'umanità (esplosione demografica, picco del petrolio o dei fosfati etc,) dovranno essere necessariamente trovate con scarsità di mezzi, perché sono proprio questi che ci stanno mancando. Vedremo se questo stato di necessità e di mancanza di mezzi ci farà trovare soluzioni che oggi, affogati dall'abbondanza, non riusciamo a vedere o,  detto in altri termini, vedremo se siamo poi così intelligenti come ci crediamo.

domenica 9 settembre 2018

Alcol, alcool, alcohol


Negli anni 80 il ministero dell'agricoltura comprava pagine sui giornali per promuovere il consumo del vino. A promuovere i superalcolici provvedevano già gli stessi produttori con spot in TV e su carta stampata.
Casomai qualcuno ancora non lo sapesse, l'alcol, in qualunque forma assunto,  è per l'uomo ufficialmente un veleno: i suoi effetti negativi sull'organismo non sono affatto compensati dai pochi effetti positivi di piccole dosi. L'ennesimo metastudio su un campione di 28 milioni di persone lo dimostra ampiamente. Quindi, detto in altri termini, al pari del fumo di tabacco,  non esiste dose minima al di sotto della quale non si hanno danni alla salute.
Ma assodato ciò, sembra difficile che si riesca a buttare a mare una tradizione millenaria di produzione e consumo di alcol così profondamente radicati in occidente e oriente, ma in qualche modo bisognerà, aimé,  muoversi in questa direzione.
Ma l'alcol ha anche una grande virtù che non va sottovalutata: al di sopra di una certa gradazione si conserva per decenni a temperatura ambiente senza particolari accorgimenti, e se l'alcol fosse realmente un alimento, questa proprietà lo renderebbe unico fra tutte le fonti alimentari.
Biomasse, rifiuti organici,  eccedenze agricole, potrebbero essere avviate alla fermentazione ed alla distillazione più di quanto non si faccia oggi, con l'ottica di stoccare in forma di alcol tutte le calorie prodotte.
Ma poi bisognerebbe trovare il modo, all'occorrenza, di riconvertire l'alcol in zucchero o altra sostanza edibile.  Non mi risulta che sia mai stato studiato questo processo, ma dato che oggigiorno con l'ingegneria genetica si fanno miracoli, non mi sembrerebbe così difficile mettere a punto microrganismi che possano invertire il processo di fermentazione per portarlo a scala industriale.
Capisco che la cosa sembri andare contro le aspirazioni di genuinità e "naturalità" del cibo, ma dato il trend di crescita della popolazione mondiale dobbiamo pensare già da ora a soluzioni drastiche per combattere la fame che purtroppo è alle porte.


sabato 31 marzo 2018

Economia circolare?

 "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi" - Giuseppe Tomasi di Lampedusa . "Il Gattopardo"


Prima venne la moda dell'"ecologico" e per due o tre decenni si è usato per identificare qualunque cosa non fosse sinonimo di spreco ed inquinamento gratuito. Così abbiamo avuto automobili ecologiche, sacchetti ecologici, comportamenti ecologici, aziende ecologiche etc.  Se andate a svuotare i pozzi neri con l'autobotte svolgete una attività "ecologica" e formalmente siete dei benemeriti dell'ambiente, mentre se lo facevate negli anni 60 eravate dei paria che impestavano l'aria con il fetore da fogna. Nel tempo la sostanza non è cambiata ma è cambiata la sua descrizione. Lo spazzino è diventato operatore ecologico!  E questo è puro marketing.
Poi è venuta la moda della "sostenibilità". Tutto doveva essere sostenibile, dalla produzione ai consumi, alle aziende i comportamenti.
Raccogliere il cartone dei supermercati è diventato un contributo alla "sostenibilità" dell'economia ma se lo facevate negli anni 90 eravate dei poveracci emarginati che non sapevano come sbarcare il lunario. Anche qui la sostanza non è cambiata ma solo la sua descrizione.
Oggi è arrivato il nuovo mantra per insultare le masse: "economia circolare"! In poche parole significa che le risorse non vanno sprecate e vanno rimesse in circolo. Sai che novità! Sarebbe da idioti pensare diversamente. Quindi, se raccogliete il cartone siete un'anello della favolosa economia circolare. Forse il migliore esempio sono proprio le donne indiane che impastano con le mani gli escrementi dei bovini e li fanno seccare al sole per rivenderli  come combustibile. Economia circolare pura! Ma anche se andate a rubare il rame dalle grondaie dei cimiteri per rivenderlo al mecato nero alimentate l'"economia circolare". 
Queste parole, come tante altre, in genere nascono in ambienti accademici anglosassoni da persone che conducono una vita non ha nulla a che fare con cio che questi termini descrivono. Poi vengono riprese nelle nostre università e infettano a cascata le aziende di consulenza che le rivendono  a politici e dirigenti. Sono termini che esistono solo nei procalmi dei politici e nei documenti di propaganda aziendali o in ambito giornalistico. Il popolo, con antica saggezza, non usa queste parole, non perchè non le conosca, ma perchè ha il senso del ridicolo piu sviluppato di chi invece le usa. Provate ad andare nella sala d'aspetto del dottore a dire che lavorate in una azienda ecologica (spurgo pozzi neri) o avete una attività sostenibile (raccogliete il cartone) o  vi occupate di economia circolare (andate a rubare il rame) e guardate le facce delle persone. 
Ora, questi termini come tanti altri (es, etico, solidale, etc)  poco hanno a che fare con la realtà del mondo economico che, purtroppo è prevalentemente fontato sul BAU (Business As Usual) ed il consumo indiscriminato delle risorse. Hanno invece molto a che fare con la percezione e la descrizione proprio del BAU.  Un'azienda non nasce perchè all'università di Berkley hanno codificato un nuovo modello economico ma è il contario. Un'azienda nasce perche la società la chiede e lo permette, ed a Berkley gli danno nome categoria e attributi in qualche caso mai usati prima. E tutto il resto è moda.


sabato 3 marzo 2018

Grandi scontrini


Fra le tante promesse non mantenute della rivoluzione informatica c'è anche quella della scomparsa o riduzione della carta come supporto per la registrazione dei dati. Invece il consumo di carta negli ultimi 30 anni è aumentato  del 50%.  E l'aumento insensato delle dimensioni degli scontrini ne è una piccola conferma.   E lo stesso trend c'è stato anche per i biglietti del cinema, teatri, treni, traghetti etc. 
Questo certamente averebbe dato molto materiale di studio a William James Sidis, l'uomo piu intelligente del mondo che all'inizio del '900 dedicò un'opera all'analisi della sua sterminata collezione di biglietti di mezzi di trasporto pubblici. E noi, che così intelligenti non siamo, ci limitiamo a notare che questo aumento del consumo di carta potrebbe essere definito come effetto indiretto del paradosso di Jevons. Questi afferma in poche parole che ogni miglioramento nell'efficienza con cui sfruttiamo una risorsa come elettricità o petrolio comporterà, data la natura umana, inevitabilmente ad un maggiore consumo di  questa risorsa. Ad esempio, la maggiore efficienza energetica delle luci led domestiche ha fatto si che si siano aumentati i punti luce nelle case e nei giardini fino a superare i consumi per illuminazione del periodo precedente. L'aumento nell'efficienza e quindi l'abbassamento dei costi della carta e delle stampanti e del software ha portato alla lunga all'incremento della dimensione degli scontrini e delle informazioni stampate.
Come dicevo, è la natura umana, e non è modificabile nel breve periodo e probabilmente mai, ma continuo a pensare che ci sia qualcosa di sbagliato nella natura umana se nel per l'acquisto di una confezione di craeker e poco altro mi trovo in mano  30 cm di scontrino!