domenica 18 aprile 2010

Un posto al sole

Qual'è il potenziale energetico del nostro comune?
Ho voluto divertirmi a calcolare quale potrebbe essere la produzione di energia elettrica nel nostro territorio se su tutti i tetti di tutti gli edifici (pubblici e privati) fossero installati pannelli solari fotovoltaici. Parlo di soli edifici esistenti e senza ipotizzare di mettere impianti fotovoltaici a terra su terreni agricoli, spiagge, aree naturali o altre aree inedificate. E' ovvio che il calcolo è impreciso e discutibile in molti punti ma gli ordini di grandezza sono molto indicativi.

Comune di Ravenna
Superfice occupata da edifici in metri quadrati 12.900.000
supeficie utilizzabile per pannelli solari (35%) 4.515.000
Potenza installabile (Mwh) 502
produzione annua stimata (Mwh/anno) 571.900

Per rendersi conto di quello che significano questi numeri basti sapere che questo "megaimpianto distribuito sul terrriorio", avrebbe una potenza superiore di 4 volte a quella della centrale Enel di Porto Corsini. E' chiaro che il sole c'è solo di giorno ma in un'anno con il fotovoltaico si produrrebbe la stessa energia che la centrale di Porto Corsini produrrebbe accesa 24 ore al giorno alla metà della sua potenza.
Si risparmierebbero 200 milioni di tonnellate di petrolio in un'anno e si creerebbero centinaia di posti di lavoro. Per non parlare dell'inquinamento atmosferico evitato: altro che centrali a biomasse !!
Non sarebbe il caso di pensarci?

domenica 21 marzo 2010

La firma dell'aria

L'estate scorsa avevo riverniciato il parapetto del balcone in calcestruzzo, in grigio chiaro, per proteggere il cemento dalla corrosione con una vernice acrilica.
Quest'inverno, la neve si è posata sul parapetto, e sciogliendosi ha prodotto delle colate nerastre ed indelebili sulle pareti verticali. Non son riuscito a pulirle.
La qualità dell'aria che respiriamo è questa, nonostante tutte le nostre auto catalizzate, nonostante i bei bollini blu, nonostante l'ipocrisia dei finti blocchi del traffico dei giovedì. Ed espandere la città, costruire nuove strade, parcheggi, e nuove case significherebbe aver ancora più bisogno di auto per coprire distanze sempre maggiori, significherebbe solo allargare e potenziare la nostra camera a gas.

domenica 7 marzo 2010

Legno e utopia.

Per contrastare i cambiamenti climatici dovremmo riportare la concentrazione di CO2 in atmosfera a livelli quasi preindustriali. Da un lato andrebbero ridotte le immissioni attraverso la riduzione dell'uso di combustibili fossili, dall'altro bisognerebbe estrarre la CO2 dall'atmosfera e confinarla. Esistono a questo proposito progetti deliranti di impianti per il confinamento della CO2 nel sottosuolo e purtroppo alcuni governanti ed industriali li prendono anche sul serio.
Invece una delle soluzioni più ovvie, che è quella di confinare la CO2 nel legno semplicemente piantando alberi, non viene sufficientemente promossa da nessuna forza politica o economica. E mi domando il perché, ma ho paura della risposta. Forse ci vogliono sognatori e utopisti per idee così banali e radicali.
Nel settore delle costruzioni, dovremmo disincentivare o forse bandire materiali energivori come il cemento o l'acciaio a favore del legno. Di qui, forse, il processo di decrescita virtuosa potrebbe avviarsi e potremmo salvarci dalla catastrofe.

In un Kg di legno sono confinati 920 grammi di CO2 presi dall'atmosfera, mentre per produrre un Kg di cemento si immettono in atmosfera almeno 1,05 Kg di CO2. Come vedete ... con il legno ... doppio guadagno!

martedì 23 febbraio 2010

L'ultima palude

Sulla destra di Via Don Carlo Sala, nei campi, in direzione del mare, c'è una piccola depressione del terreno.  Non è facile notarla, sopratutto se non la si cerca, ma quando piove vi si forma subito una gran pozzanghera e allora la si vede bene. Ai bordi dell'area coltivata, vicino alla strada e lungo il fosso, crescono tuttora le canne da palude, quelle usate anticamente per fare i tetti dei tradizionali capanni rurali. 
Trent'anni fa o giù di lì, vi era in quel punto una piccola palude, di un'ettaro o meno, con un laghetto nel centro dove una volta, da bambino, sono andato a pescare i "panciotti".
Da quel che conosco, è questa l'ultima palude di cui è rimasta traccia e memoria dentro cintura urbana di Ravenna.
Questo post serve solo a ricordarci che Ravenna, e gran parte del suo territorio, è stata strappata con la fatica ed il sacrificio di generazioni alle paludi e alle frequenti innondazioni.
Credo che destinare oggi questi fertili terreni all'inutile urbanizzazione vorrebbe sicuramente dire sperperare un'eredità materiale e culturale preziosa.

mercoledì 10 febbraio 2010

Calatrava è vecchio di secoli


Il nostro sindaco è andato dal famoso architetto catalano Calatrava. Vorrebbe incaricarlo di riprogettare mezza città, Darsena e stazione in particolare.  Per dirla con le sue parole, è andato da lui per "...realizzare quei segni architettonici che il ‘900 non ha lasciato, e vogliamo che i nuovi edifici e le nuove opere siano a livello della storia millenaria di questa città".
Devo dire che son rimasto stupito: mi è sembrato proprio un proclama d'altri tempi, di quando i governi spremevano il popolo per la gloria e la vanità dei governanti. Cose da fine 800, da ventennio o giù di lì. E giustamente si è rivolto a Calatrava che pensa e progetta perseguendo l'estetica (rispettabile) e privilegiando la "grandeur" ( vedi la Lectio Magistris di Calatrava al Comune di Salerno). Ma di progettisti fantasiosi come lui se ne trovano a bizzeffe, anche fra i disegnatori di videogame o su Topolino.
Però ogni tanto i nostri amministratori sono presi dalla fregola di avere una "grande firma" e questa volta è toccato a Calatrava. Qualcuno ricorda la vicenda del palazzetto dello sport progettato da Renzo Piano?
 Non credo che la nostra città abbia bisogno di Calatrava. Ce la possiamo cavare anche da soli, sopratutto se vogliamo proprio farci del male.

Comunque le idee sul tappeto sembrano siano 2:  interrare la stazione o farci un tunnel stradale sotto per collegare il centro alla Darsena. Ravenna è quasi al disotto del livello del mare...un grande tunnel senza idrovore accese h24 sarebbe immediatamente allagato!

venerdì 22 gennaio 2010

Energia dai tornado: perchè dubitarne?


Nel novembre 2007 fu presentata alla città il progetto di "Serendipity Energia Srl". (leggi l'articolo) Avrebbero dovuto costruire un colossale impianto lungo la E45 per la generazione di tornado artificiali, da sfruttare poi per ricavarne energia - una tecnologia nuovissima, tanto nuova che nessuno l'ha mai vista in funzione.  Erano stati promessi 800 posti di lavoro per 1MW di potenza e 3500 posti per l'indotto (una produzione di energia per addetto piuttosto risibile).
Sono ormai pasati piu di 2 anni e del progetto non rimane nulla (per fortuna?), se non qualche articolo su internet di allora.
Ma perchè a suo tempo nessuno avanzò dubbi sulla fattibilità della cosa? E mi riferisco in particolare ai politici che dovrebbero rilasciare i permessi e sopratutto ai giornalisti che avrebbero dovuto tampinare e subissare di domande i promotori di un progetto così rivoluzionario.
Forse ci sono molte cose che non capisco...

mercoledì 6 gennaio 2010

Morte di un'asciugacapelli

Il mio asciugacapelli è morto, non è piu riparabile.
Altre volte ero riuscito ad aggiustarlo ma questa volta non c'è nula da fare: morto stecchito.
Quindi l'ho smontato cercando di isolare le parti riciclabili come faccio con ogni piccolo elettrodomestico che lascia la mia casa.
Tutte le volte che mi accingo a questo rituale mi rendo sempre più conto che chi ha progettato questo asciugacapelli come altri oggetti simili non ha minimamente pensato e quindi previsto che:
1) a seguito di rottura il fon possa essere aggiustato;
2) a fine del suo ciclo di vita i suoi materiali siano convenientemente riciclati;
Le viti usate avevano un'innesto proprietario, cioè non erano né a taglio né a croce. Questa questione delle viti "proprietarie"  non sono mai riuscito a spiegarmela completamente perché forse non conosco bene i processi di produzione di questi beni, ma l'effetto è che rendono difficilissimo lo smontaggio (per riparazione o riciclo) dell'oggetto.
Il motorino elettrico con il suo prezioso contenuto di rame era pressoché inglobato in un cilindro di plastica nera e solidale alla ventola per cui non si riesce a smontare ulteriormente.
Il filamento in tungsteno è avvolto in un rocchello di materiale termicamente isolante che sembra carta. Essendo il tungsteno un metallo pesante, è altamente tossico e non andrebbe disperso nell'ambiente anche se, come il piombo, viene usato anche per la pesca sportiva e per proiettili di munizioni.
Dallo smontaggio sono quindi risultati 180 grammi di plastica riciclabile e 220 grammi di rifiuti indivisibili e difficilmente riciclabili.
Tutto questo per dire che senza una responsabilizzazione dei produttori di questi beni, come di altri, non risolveremo mai il problema dei rifiuti e continueremo a sperperare energie e materiali preziosi. E che  noi consumatori dovremmo accettare di pagare un po' di più questi prodotti per includervi anche i costi ambientali, in primis lo smaltimento.