mercoledì 14 settembre 2016

Vivere senza *: la fiera delle necessità

Prendendo spunto da un bel post di Gaia Baracetti, in cui racconta della sua decisione di provare a vivere senza cellulare, ho voluto fare un piccolo elenco di cose che ogni adulto, non anziano e non emarginato ha o dovrebbe avere secondo i più per vivere degnamente.
Ovviamente non tutti hanno tutte queste cose ma la maggioranza si.
Alcuni vivono  senza una o piu di queste cose per scelta ed altri vi hanno rinunciato per periodi piu o meno brevi della loro vita, chi per scelta e chi per necessità, ad esempio quando si passa  una settimana in campeggio o durante un trasloco.
Se dichiarate di non avere alcune di queste cose potete incorrere nello stupore, incredulità o anche preoccupazione del vostro interlocutore. O nella derisione. Alcune volte però sono stato io l'incredulo e il sufficiente nell'imparare che c'erano persone che vivevano senza possedere un cacciavite o il garage per la bicicletta, e per questa mia supponenza ho incluso queste 2 cose nella lista anche se mi rendo conto che rappresentano un mio limite. Poi incontrerete sempre qualcuno che vi dirà che non potrebbe mai vivere senza una camicia stirata o l'acqua Levissima, ma andando avanti su questa strada sfociamo subito nel folklore  e nel dandismo, per tacere di tutto quello che il gentil sesso ritiene indispensabile alla vita su questa terra.
Ad esempio ho vissuto 10 anni senza televisore e 2 mesi estivi senza frigorifero senza problemi. Conosco diverse persone che vivono senza auto o senza conto corrente ed ho conosciuto una persona sana di mente che vive scalzo e quindi senza scarpe.
Ecco la lista ed immaginate se potreste mai vivere senza.....:

Garage
Condizionatore in casa
Acqua corrente
Acqua calda
Bidet
Vasca da bagno
Cucina
Frigorifero
Lavastoviglie
Jeans
Scarpe
Cacciavite
Automobile
Autoradio
Alzacristalli elettrico
Conto corrente
Carta di credito
Televisione
Computer
Internet
Posta elettronica
Facebook
Cellulare
Smartphone
What's up

Di questa lista io manco di 4 cose ...
Per una trattazione piu seria di cosa comporti vivere senza qualcosa che riteniamo, spesso a torto, indispensabile vi rinnovo l'invito a visitare il blog di Gaia.

mercoledì 7 settembre 2016

Furto di significanti

Un pomeriggio ricevo una telefonata con cui mi avvisano  che è appena uscito un prodotto che fa per me e che sicuramente non può non interessarmi (!). 
Come tutti voi, non amo essere disturbato da chi mi vuol vendere qualcosa, sia esso un contratto telefonico o un detersivo, ma la cosa che piu mi ha urticato è stato il fatto che abbiano usato la parola "prodotto",  perché la telefonata non veniva da un rivenditore di aspirapolveri o potabilizzatori domestici, ma da un'istituto finaziario!
Volevano cioè "vendermi" un cosidetto "prodotto finanziario-assicurativo". Eppure nella mia testa un "prodotto" è ancora qualcosa che si tocca, si usa, si consuma, come una merendina di un distributore automatico. Se è una cosa che non si tocca ma si può comperare allora la chiamo "servizio".
Non so voi, ma io sono abbastanza affezionato alle parole e se me ne cambiano il significato  mi sento derubato e reagisco male.  Non è che sia un talebano della Crusca e so bene che le parole hanno significati stirabili ed estensibili e che esiste il (famigerato) Prodotto Interno Lordo e che prodotto è in senso lato un qualunque risultato di un lavoro ma  un minimo di chiarezza va fatta.
Ora, questa moda di chiamare "prodotti" i contratti di assicurazione o i titoli finanziari mi sembra abbastanza recente, e comunque preoccupante.  
In questa estensione del significato del termine "prodotto" vedo un tentativo, peraltro quasi riuscito, da parte della finanza di giustificare la propria esistenza come un settore produttivo al pari dell'industria e dell'agricoltura: vedete? anche noi lavoriamo..vedete quanti bei "prodotti"? Forse questa traslazione di significato è avvenuta negli anni 90, proprio quando i quadagni di costoro erano diventati scandalosamente alti e un po di fisiologica vergogna è arrivata ai piu intelligenti. 
Che il mondo finanziario lavori è indubbio, e probabilmente lavora anche tanto con livelli di stress altissimi, ma quanta "ricchezza" produce? Ne produce piu o meno di quella che consuma?   Lascio a voi le valutazioni del caso.
Io non sono certo ben disposto verso il mondo della finanza e ritengo gli appartenenti a questa classe siano poco diversi nell'animo e nell'agire dai ladri e filibustieri del passato. Anzi,  forse sono proprio gli eredi dei piu intelligenti e sensibibili ladri e truffatori dei secoli scorsi. Ma non per questo penso che sia possibile sbarazzarsi di loro, almeno nella misura in cui noi si voglia diventare come loro.
E per finire un pezzo di Uriel Fanelli su un suo veloce contatto con chi governa questo mondo.

giovedì 9 giugno 2016

Voto di scambio

"Se votare fosse importante non ce lo lascerebbero fare"
 (“If voting made any difference they wouldn't let us do it.”)
 Mark Twain

Un piccolo post moralista di cose trite e ritrite, ma oggi mi va così.
Quest'anno in città si rinnova il consiglio comunale. Sono marginalmente interessato a queste elezioni ed al ballottaggio perchè ho sempre visto la politica dei partiti e dei movimenti più come scontri fra tifoserie che altro. D'accordo con Mark Twain credo che il potere politico sia molto sopravalutato. Fin da bambino ho notato che gli stili di vita e i valori di chi si dichiarava di un partito o di un altro erano i medesimi. Nella mia ingenuità mi aspettavo che chi si diceva comunista applicasse il comunismo anche a casa sua e la stessa cosa per i democristiani. Invece, a parte il fatto che uno andava alla casa del popolo e l'altro in chiesa, per il resto della vita le loro scelte erano le stesse. Aspiravano tutti ad un buon lavoro, la casa, l'auto etc. A parità di classe sociale le loro vite erano quasi indistinguibili.
Oggi ci si scontra molto poco nei bar per questioni politiche e l'astensionismo alle elezioni è in costante aumento. Ci si astiene dal voto perchè semplicemente andare a votare non conviene. Si perde tempo e si incide pochissimo sul proprio destino. Io ci vado per tradizione ma non mi aspetto molto dalle urne. 
Quello che invece ci cambia e di molto è il voto che diamo ogni giorno ai "partiti economici" con i nostri soldi. Proviamo a vederla cosi: quando compero il pane dal fornaio e non al supermarket, io voto per il fornaio, quando compero la farina al supermarket per farmi il pane in casa io voto contro il fornaio e contro i panifici industriali,  quando non compero ne pane ne farina perchè sono a dieta o perchè sono un'asceta, o perchè ho deciso non mangiare piu pane, allora non voto e sono un'astenuto.
E' chiaro che ogni scelta di questo tipo è frutto di mille compromessi e ragionamenti, per lo più inconsci ed automatici, ma l'influenza che hanno questi voti sul mondo è pesante. Se decido di cambiare auto ogni 2 anni ("perchè mi conviene"!)  faccio una forte scelta politica, anche perchè il voto fatto con il denaro, diversamente dalla scheda elettorale che vale sempre uno, è legato al valore dei soldi. Votare con 20'000 euro influisce di piu sul mondo che votare con un'euro. Sotto quest'ottica, ogni transazione economica è un voto di scambio, legale, e la pubblicità commerciale diventa una campagna elettorale permanente. L'astensionismo diventa un'atto sovversivo ma astenersi da questo voto è quasi impossibile. Quindi cerchiamo quindi di votare bene e pensare un po di piu alle conseguenze del voto quando apriamo il portafoglio.

lunedì 4 aprile 2016

Decementificazione, la parola che non ti aspetti.

Il supermercato vicino a casa mia è stato chiuso e non riaprirà più. I proprietari hanno comunicato la loro decisione poche settimane prima della data di chiusura alla clientela e agli stessi dipendenti che con nonchalance anglosassone sono stati vigliaccamente lasciati a casa. Personalmente ne ho avuto un piccolo danno perchè mi era molto comodo, ci andavo a piedi, ma sopravviverò ugualmente. Vivo in città e nel raggio di poche centinaia di metri ho ancora tutti i negozi e market che servono alla vita di tutti i giorni, dal fornaio al fruttivendolo passando dalla ferramenta, almeno finché resistono alla concorrenza dei vari ipercentri commerciali quasi fuori citta, vedi Esp, CoopTeodora, Bassette etc.
Il capannone che ospitava il supermercato è ora stato completamente svuotato ed il suo parcheggio perenennemente vuoto. Nessuno sa ancora che nuova attività vi si sinsedierà, se un altro supermarket/discount, o un mobilificio, o un bingo, o altro. Perchè per gli abitanti del quartiere è ovvio che qualcosa dovra venirci in quel posto, perchè un capannone vuoto in città è "contronatura", un horror vacui urbanistico...
Così sembrava anche a me, poi a pensarci bene mi sono venuti in mente molti posti in città dove gli immobili sono sfitti/abbandonati/sigillati/sottoutilizzati/vincolati senza che nessuno gridi piu di tanto alla scandalo. Ad esempio il nostro ex-macello, l'area ex-Amga, l'ex-casema, l'ex-mulino Lovatelli per citare i luoghi piu pregni di storia, ma anche immobili meno centrali e visibili come appunto l'ex supermercato dietro casa mia o anche Marinara (caso un po' diverso ma mica tanto!)
Poi ho incontrato in rete questo neologismo, "decementificazione", e mi son detto, perché no? Che senso ha tenere in piedi un capannone anonimo solo perchè è stato costruito o perchè qualcuno vi ha riposto speranze di guadagno o speculazione? Non sarebbe meglio raderlo al suolo e riportare alla luce il suolo e farne un campo da calcio, un parco pubblico oppure orti per anziani? 
E tutti gli altri luoghi analoghi che non hanno un interesse storico a che pro mantenerli? 
Perché la piramide demografica non ci lascia scampo: la popolazione italiana a Ravennate sta decrescendo ed invecchiando e sarebbe saggio far decrescere anche il patrimonio immobiliare che comincia a pesarci e costarci piu di quel che rende.
Bisogna aver coraggio e muoversi in questa nuova fase e ricordiamo che anche decementificare porta occupazione. 

venerdì 29 gennaio 2016

Certificami questo.


Da che mondo è mondo gli uomini si sono industriati per avere quanti piu riconoscimenti possibili dal prossimo al solo fine di vantarsene alle giuste occasioni. Medaglie, trofei, benemerenze, attestati e così via. Nobili e potenti di tutti i tempi han sempre tenuto a libro paga  letterati  ed artisti con il solo scopo di essere elogiati con eleganza.
Poi ci siamo evoluti: ora c'è la certificazione!
Si certificano le aziende, le amministazioni pubbliche, i prodotti, i servizi, in pratica si certifica di tutto.
Si certifica l'efficenza, la bravura, la sicurezza, l'attinenza alle leggi o disciplinari volontari,  o all'eticità (!).
Come si ottiene una certificazione? Semplice, si compra. Chiami un certificatore privato che ti esamina, la tua azienda o il tuo prodotto, e ti rilascia la certificazione dietro pagamento. Come per la revisione dell'auto con la differenza che quest'ultima è obbligatoria.
Ognuno si puo inventare una certificazione e convincere un'altro a comprarla. L'ultima che scopro è quella dell'eticità delle società sportive, 8000 euro per certificare che la tua società di nuoto o di caciatori della domenica è bella e brava e non vi dopate e tutto il resto.
A parte il fatto che è il certificato a pagare il certificatore, in linea di principio tutto il mondo della certificazione potrebbe anche avere un senso, una qualche utilità semprechè la burocrazia sia in qualche modo contenuta. Ma se penso anche che la maggiore ricaduta positiva (ma in parte anche negativa) sia il fatto che dà occupazione a migliaia di persone. Fior di laureati che passano la loro vita lavorativa a intervistare persone e stilare lunghissimi rapporti (che nessuno poi leggerà mai) sono un bell'antidoto alla disoccupazione. Nel 1933 Rooswelt per tirare fuori la sua nazione dalla grande depressione varando il famoso New Deal mandò anche migliaia di disoccupati ad asfaltare strade e piantumare boschi.  Noi siamo in tempi di vacche grasse - per ora-  e ci possiamo permettere di tenere migliaia di giovani ad intervistare e scrivere quanto siano belli e bravi chi li paga, che è sempre meglio che averli a spasso.
Ma in tempi di vacche magre che si stanno avvicinando, che fine faranno le certificazioni e il loro indotto?

giovedì 22 ottobre 2015

Il secondo piano dei trasporti

Nel processo di razionalizzazione del sistema dei trasporti (inteso come strade autostrade ferrovie etc.) secondo me non è ancora stata considerata seriamente l'opzione di sopraelevare o interrare le vie di comunicazione. E' vero, viadotti e tunnel esistono da decenni ma sono sempre state soluzioni di ripiego perchè il piano di campagna era già occupato da altre vie che non potevano essere incrociate ed interrotte. 
E quindi la scelta principale è sempre stata quella di appoggiare le strade o le ferrovie sul piano di campagna o tuttalpiù su massicciate dedicate.  
Ma strade, autostrade e ferrovie cosi costruite hanno diviso profondamente i territori attraversati creando disagi così grandi e consolidati (anche per il mondo animale)  che ormai pensiamo sia normale muoverci in uno spazio con così tante limitazioni. Specialmente se ci muoviamo a piedi o in bicicletta. 
Ora, io collego 2 città con un'autostrada, quindi in teoria le avvicino (però al netto dei consumi di carburanti fossili), ma contemporaneamente divido la pianura in due e quindi allontano altre persone, per non parlare del consumo di territorio e del suo equilibrio. 
E non dimentichiamoci anche che dove passa una via di comunicazione c'è "puzzo e rumore", una strada è una cosa brutta e negativa per chi vi abita vicino anche se vi passano le auto piu belle del mondo.
Invece un piccolo esempio di quello che dovrebbe essere il nuovo modo di progettare le vie di comunicazione su piu livelli (viadotti e tunnel) per limitare i disagi è questa proposta del nuovo passante di Bologna. Sembra l'uovo di colombo, eppure Società Autostrade e altre istituzioni insistono sul raddoppio del tracciato attuale con altri 40 km di nuovo percorso che spaccherà ancora una volta la pianura a nord della città ed i cittadini cominciano a non capire il vantaggio nel sopportare tutto questo. Ed i comitati  di cittadini contro il passante spuntano come funghi.
Perchè invece gli amministratori insistono su questa soluzione novecentesca? Oltre alle risposte date dal pensar male (appalti, mazzette, espropri lucrosi etc.) sono convinto che  la loro sia solo una mancanza di fantasia, un'incapacità a pensare in maniera differente.
Un imprenditore visionario come Elon Musk, patron della Tesla Motor (non è che le sue visioni mi entusiasmino molto, anzi, ma almeno è capace di pensare differente) , quando ha proposto il suo supertreno Hperloop lo ha pensato su una linea di piloni, non su una linea tradizionale.
Quando avremo amministratori con un briciolo di fantasia e coraggio in più?

giovedì 8 ottobre 2015

Morto che cammina (2): il motore a scoppio DIESEL!

Come siamo arrivati a tutto questo scandalo dei diesel inquinanti? Come è stato possibile infestare le nostre strade e le nostre città di auto alimentate da puzzolenti e cancerogeni motori Diesel??? 
Negli anni 70 il diesel sulle auto in europa era quasi sconosciuto, oggi è la normalita. Perchè?
Non certo per ragioni ecologiche
Se si voleva migliorare la qualità dell'aria nelle citta sarebbe stato ovvio passare dalla benzina a combustibili piu leggeri e volatili come il gpl o il metano perchè piu un idrocarburo è pesante e più questo inquina, se bruciato in un motore per quanto il motore possa essere tecnologicamente avanzato.
Bruciare gasolio in condizioni di "sicurezza" (si fa per dire) è tecnologicamente difficile e costoso. Indurre milioni di automobilisti, preoccupati piu del loro portafoglio e di trovare un parcheggio piuttosto che della qualità dell'aria, ad usare motori diesel è stata una scelta da incoscienti.
E questo errore madornale ci ha avvelenato le città ed il nostro sangue; ci ha portato migliaia di nuovi casi  di patologie e di conseguenza un aumento di morti premature.
Ma attenzione! Questa scelta sciagurata non è sta voluta dalla gente. Non è stata la risposta del sistema a basse aspirazioni popolari come potrebbe essere quella di avere auto piu grandi e lussuose o strade senza traffico o botti piene e mogli ubriache. L'automobilista voleva solo spendere meno al distributore e trovare un distributore del suo carburante ovunque andasse, nulla di più.
Ma qualcuno al timone del sistema ha sbagliato, pesantemente sbagliato. Non so se questo qualcuno curasse gli interessi dei petrolieri o delle case automobilistiche o altri. So solo che ha indotto i legislatori a sbagliare. E ora noi ne paghiamo le conseguenze in termini di salute e di qualità dell'aria. 
Il motore a scoppio è anacronistico, mettiamocelo in testa, è un morto che cammina. Il motore a scoppio diesel è un morto che cammina e la sua tomba è gia pronta; sarà la prima ad essere occupata.