venerdì 8 maggio 2015

La Grande Piazza di Ravenna (che non c'è)

La Darsena sta lentamente prendendo vita , non in senso immobiliare (per fortuna) ma con tante iniziative come il Mercato Contadino e il Raduno dei Marinai d'Italia organizzati in testa alla banchina della darsena che stanno finalmente facendo scoprire l'importanza di questo luogo unico.
Perchè a Ravenna siamo fortunati ad avere la darsena, molto fortunati. 
In un unico punto centrale alla citta convergono  tutti i terminal del trasporto pubblico, stazione ferroviaria, bus, corriere e potenzialmente anche i trasporti marittimi. E nello stesso punto vi sono ampi spazi liberi per iniziative popolari come mercati fiere, avvenimenti sportivi e concerti.
Ma c'è secondo me un grosso problema da risolvere per sviluppare appieno il potenziale che questo luogo unico offre: la presenza della trafficatissima via Candiano che congiunge via Delle Industrie a Via alberoni-Via Trieste e che rende invivibile questo luogo magico.
La mia semplice proposta a consumo di territorio zero e neppure tanto originale, è quella di far sparire la via Candiano sottoterra ed espandere la testata della banchina verso la stazione guadagnando così almeno 3800 metri quadri, uno spazio equivalente piu o meno a quello di piazza del Popolo assommata a Piazza Kennedy.
E visto che sognare non costa nulla, si potrebbe interrare anche tutta la stazione ferroviaria ed unire lo spazio pedonale di viale Farini a quello della Darsena.
Ne risulterebbe una della piazze pedonali piu grandi d'Italia (2,2 ettari! come tre campi da calcio!) con possibilità uniche e che forse da sola varrebbe un giro turistico alla nostra città.
Non avendo uno studio di architetti a disposizione mi sono arrangiato con Photoshop (Gimp in realtà) e Goggle Earth e ho fatto anche il rendering di come potrebbe essere questa Grande Piazza della città (clicca sull'immagine).
Il colpo d'occhio è notevole, non trovate?

venerdì 17 aprile 2015

Inconsapevoli accumuli

Nonostante i miei buoni propositi di avere dei consumi virtuosi e orientati alla sotenibilità periodicamente scopro che anch'io come tutti incorro nella mania di accumulare oggetti, e oggetti della stessa categoria (dicasi "collezionismo"). 
Qualche volta ne sono consapevole,  altre volte no.
Questa volta ho "scoperto" di avere in casa 11 torce elettriche di vari modelli e misure, senza contare i vari fanalini delle biciclette.
Non è che io sia uno speleologo o che viva in una zona priva di allaccio alla rete elettrica. In realtà  ho poco bisogno di questi oggetti e  con 2-3 modelli avrei risolto a vita tutta le mie esigenze di torce eletriche.
E' che proprio li ho acquistati senza pensarci troppo, anzi d'impulso, per la semplice gioia di possederlo. Una banale manifestazione di consumismo tout court.
Che fare? Riusciremo mai a liberarci dell'ansia dell'avere? O almeno contenerci senza soffrire per avere il giusto ed il ragionevole?
Mah, domande in cui si dibatte l'uomo da sempre, da Diogene ad Erich Fromm. 
Chi sono io per avere una risposta?

martedì 3 febbraio 2015

La banalità del male

Sto seguendo l' incredibile vicenda dell'abbattimento di  quasi tutti gli alberi del villaggio Anic.
Il villaggio Anic è uno degli esperimenti urbanistici più moderno e riuscito della nostra citta: 50 ettari di piccoli condomini immersi nel verde e già dotati di teleriscaldamento a pavimento fin dagli anni cinquanta. 
Contro questo piano di abbattimenti si è battuto, aimé senza successo, l'ottimo vignettista Davide Reviati che nel quartiere, fino a ieri il piu verde della città, ci è nato e ci abita.
L'assessore all'ambiente del comune di Ravenna Guerrieri  risponde alla campagna del fumettista con una vignetta (qui a fianco)  che è un capolavoro di sintesi politica.
A motoseghe gia avviate Reviati risponde a sua volta e pure la sua risposta illustrata è da incorniciare.
Come è possibile che il quartiere più bello di Ravenna sia stato devastato con l'abbattimento di tutti gli alberi d'alto fusto e che pochi cittadini oltre al nostro eroe si siano opposti?
Beh, la vignetta dell'assessore lo illustra bene; lo scempio è avvenuto perchè la maggioranza degli abitanti è stata favorevole agli abbattimenti o è stata colpevolmente indifferente. La politica poi ci ha messo del suo ed il male si è compiuto. Banalmente.



giovedì 24 luglio 2014

Perchè facciamo quel che facciamo

"Mio nonno fava i mattoni, mio babbo fava i mattoni, fazzo i mattoni anche me', ma la casa mia n'dov'è?"  Calzinazz - dal film  Amarcord di Fellini

Non ho mai incontrato un esquimese, e neppure un mongolo o uno yemenita. E così pure mio nonno, un secolo fa nella sua collinosa romagna, non aveva mai incontrato un'austriaco.
Qualcuno lo convinse o lo costrinse nel 1915, nel fiore della sua gioventù a lasciare la sua terra per andare a sparare contro altri ragazzi come lui, ma austriaci, i quali a loro volta forse mai avevano incontrato italiani prima di allora.
Mio nonno non c'è piu da molti anni e non ho  avuto la possibilità di ascoltare le sue storie di guerra. In parte perché per differenze di luoghi e di età ci siamo incontrati raramente in questo mondo ed in parte perchè non ha mai voluto parlare volentieri della sua grande guerra nonostante fosse stato decorato come Cavaliere di Vittorio Veneto.
Avrei voluto chiedere a mio nonno ed a tutta quella generazione, perché. Perché siete andati la ad ammazzarvi, a sparare a degli sconosciuti, che giustificazioni vi davano e vi davate. Possono sembrare, e forse lo sono, domande ingenue dettate dal senno di poi di chi non ha mai visto la guerra se non in tv. Però la sensazione che quella guerra, come tutte le guerre, non fosse così universalmente sentita dai giovani in trincea ed il nemico non fosse così nemico come la propaganda e la retorica bellica imponeva lo dimostra il fatto che su alcuni fronti ci furono casi di fraternizzazione fra le truppe contrapposte come nella "Tregua di Natale" del 1914 (il video musicale di "Pipes of Peace" di Paul McCartney ce lo racconta) e che la stampa di allora, anche su pressione dei governi, tacette colpevolmente su queste vicende.
Quei ragazzi si erano semplicemente chiesti il perché di quella guerra e avevano visto che forse non c'erano motivi sufficienti per uccidere gli sconosciuti della trincea di fronte.
Ma oggi quella guerra ci sembra solo una carneficina senza senso in cui una piccola elite forse ci trasse qualche vantaggio a scapito del sacrificio di una generazione.
Son sicuro che verrà anche il giorno in cui anche quello che stiamo facendo oggi al nostro ambiente verrà giudicato barbaro e senza senso al pari di una guerra. Oggi si investe su megaopere ambientalmente e socialmente devastanti con la stessa determinazione e leggerezza con cui si forgiavano cannoni e si armavano gli eserciti nell'Europa di inzio 900.  Fermiamoci e domandiamoci cui prodest tutto cio? A chi servono veramente queste grandi (o piccole)  opere? 
Non è una domanda retorica e non ho la una risposta netta anche se forti sospetti li ho. 

domenica 8 giugno 2014

La solitudine dei numeri tutti

Quando quello che sappiamo o intuiamo ci viene raccontato con numeri e grafici tutto assume un'aspetto piu crudo e stringente. Come il saldo del conto corrente, la visione di un termometro in una giornata afosa, le analisi del sangue con i loro asterischi o la bolletta del gas. Non è che tutti i numeri o i grafici ci raccontino delle negatività ma la tendenza ad evitare la freddezza delle cifre è sintomatica del nostro disagio nell'affronare la realtà.
Ho riportato in questa pagina il grafico della distribuzione della popolazione di Ravenna suddivisa per età; è una situazione quasi sovrapponibile a quello della regione Emilia-Romagna o delle altre zone del nord Italia. Anche le regioni piu prolifiche del sud Italia non sono molto dissimili.
Sostanzialmente siamo una popolazione di adulti, figli del babyboom degli anni 60 prossimi all'invecchiamento e senza un sufficiente ricambio generazionale.
Ho evidenziato in grigio la parte di popolazione in età lavorativa (+/-) assumendo che chi lavora (adulti) mantiene chi non lavora (bambini, giovani e vecchi).
La prima considerazione che salta all'occhio è che fra qualche anno non ci saranno abbastaza adulti lavoratori per mantenere vecchi bambini e giovani studenti agli standard di vita attuali per cui qualcosa cambierà in misura molto più pesante di quanto sta già accadendo oggi, come ad esempio innalzamento dell'età pensionabile (ancora??) e/o richiamo alle armi dei giovani (non si studierà piu)  e/o importazione massiccia di immigrati in età lavorativa e/o spopolamento verso altre nazioni dei più abbienti o più capaci etc etc. Succederà tutto questo ed altro ancora, che lo si voglia o non lo si voglia, indipendentemente dalle nostre scelte politiche perchè contro questi numeri non c'è politica che tenga.
La seconda considerazione è sulle ripercussioni che subirà il nostro territorio da questi mutamenti sociali e demografici. Se ad un calo di popolazione attiva corrispondesse un calo della pressione antropica sul territorio ipersfruttato questa potrebbe essere una cosa positiva ma lo stile di vita attuale è caratterizzato da un'impronta ecologica sempre piu grande per cui l'impatto rimarrà invariato. Però avere una popolazione che invecchia ed in forte calo a fronte di un patrimonio edilizio sempre piu costoso da gestire (scaldare, pulire, manutenere, tenere a norma)  non può che significare  che il prezzo degli immobili crollerà molto piu di quanto stia facendo ora anche se non ci fosse un'inasprimento delle tasse.
A Ravenna abbiamo costruito negli ultimi trent'anni più di quanto sia stato fatto dall'alba dei tempi distuggendo terreno prezioso e questo sarà il risultato.
Tutti gli immobili privati e pubblici, come pure le infrastrutture, strade, reti etc.  risulteranno sovrabondanti e costosi e non potremo permetterci di tenere tutto. Per questo che credo che si debba iniziare a contrarre la città, recuperare le aree urbane dismesse e restituirle alla wilderness o all'agricoltura. Altro che nuovi quartieri e megalomani progetti di espansione urbana . Spero sia la volta buona perché la nosta società guarisca finalmente da quella che l'ottimo fardiconto ha chiamato "malattia del cemento".
Chi spera in una ripresa dell'edilizia è nel migliore dei casi un miope, un'ignorante ed un'illuso. Diversamente sarebbe un criminale.



giovedì 24 aprile 2014

Il mondo prima delle tiptop

Un'effetto collaterale del progresso tecnologico è che le tecnologie cadono velocemente nel dimenticatoio non appena vengono superate dalle nuove. Ad esempio in pochi anni sono sparite le macchine da scrivere, le valvole termoioniche, le musicassette, il VHS etc, etc.
Inevitabilmente perdiamo anche le generazioni di esperti di quelle tecnologie e tutto quello che ci rimane è solo la documentazione spesso cartacea. E spesso si perde anche la memoria che certe  tecniche e  tecnologie siano mai esistite e state utili.
Oggi mentre riparavo alcune camere d'aria di bicicletta con il classico  kit di riparazione mi sono accorto che c'erano più forature delle toppe disponibili. Troppo tardi per andare in un negozio di biciclette a comperare altre toppe e preso dal panico di lasciare il lavoro a metà mi son ricordato che in fondo le forature si riparavano anche quando le tiptop non erano ancora in commercio: si costruivano ritagliando un pezzo di vecchia camera d'aria e si applicavano tali e quali alle moderne tiptop.
L'ho fatto e ha funzionato. Le camere d'aria tengono benissimo. 
Sono stato fortunato ad essere abbastanza vecchio per ricordare com'era il mondo prima delle tiptop ma l'aspetto drammatico è che probabilmente un'adolescente nato nel mondo tiptop sia convinto che una foratura sia riparabile solo con le pezze comperate in negozio. A dire il vero alcune persone non contemplano neppure la possibilità di riparare forature e sostituiscono la camera d'aria forata con una nuova, ma questo è un'altro discorso.
L'arte di riparare e di arrangiarsi era molto piu sviluppata quando avevamo meno risorse e in passato sono stati raggiunti livelli impensabili.  Ho anche trovato in rete una procedura per riparare, senza pezze, una camera d'aria  con una bucatura esagerata, o anche una camera d'atia esplosa.
Buone riparazioni.

domenica 20 aprile 2014

Il fuoco è il male.

Quando hai davanti due sentieri scegli sempre il più arduo” (Himalaya, l'infanzia di un capo 1999)

Avete mai pensato come sarebbe il nostro mondo senza il fuoco? 
Impensabile!
E' almeno un milione e mezzo di anni che usiamo il fuoco e probabilmente vivere senza significherebbe porre fine alla civiltà così come l'abbiamo costruita.
Anche se nella nostra vita moderna il contatto  diretto con il fuoco è quasi scomparso e rimane giusto nei fornelli domestici a gas dove non è stato sostituito dai microonde o dalle piastre elettriche o a induzione e ... nelle sigarette dei fumatori.
Però il fuoco continua a bruciare nelle caldaie dei riscaldamenti, nei motori delle auto, nelle centrali termoelettriche, nelle industrie chimiche e in altre migliaia di applicazioni piu o meno vitali.
Tecnicamente il fuoco, cioè l'effetto della combustione, ci permette di trasformare l'energia chimica contenuta nei combustibili a base di carbonio e nell'ossigeno dell'aria in energia termica in modo molto veloce ottenendo ceneri (non sempre) e CO2. Usare il fuoco per scaldare, cucinare, trasformare la materia è relativamente facile ma  il fuoco porta anche una serie di problemi che solo recentemente cominciano ad essere riconosciuti perché la loro portata ha assunto una dimensione globale.
Principalmente sono:
- combustibili in via di esaurimento (petrolio, gas, biomasse etc.) e conseguenti guerre e tensioni
- aumento della CO2 in atmosfera con conseguenti cambiamenti climatici, global warming ed innalzamento dei mari
- aumento dell'inquinamento ambientale ( ossidi di zolfo, di azoto, IPA, diossine etc.) con impatti diretti sulla nostra salute.
Ma quello che mi fa dire provocatoriamente "il fuoco è il male" ha a che fare con qualcosa di piu intimo nel nostro rapporto con le risorse del mondo. Ad esempio, bruciare della legna per scaldarsi è stato facile, troppo facile tantochè l'unico problema era solo quello di avere legna a sufficienza. La cenere poi si "buttava via" e i fumi su per il camino! Ma bruciare legna con fiamme a 400° per scaldare corpi umani a 36° comporta uno spreco di energia enorme! Solo una piccola frazione dell'energia chimica contenuta nel legno è andata a scaldare l'umano seduto di fronte al caminetto, il resto è andata persa.
In poche parole il fuoco è inefficiente perché si tratta di una reazione chimica molto violenta e difficilmente controllabile. Poi qualcuno vi racconterà che oggi siamo tanto tecnologicamente avanzati che possiamo controllare anche il fuoco negli inceneritori di rifiuti, ma sempre di fuoco si tratta. Reazioni violente che attirano la nostra sete di soluzioni finali a qualunque problema.
Poi l'avere goduto di abbondanza di combustibile non ci ha mai stimolato abbastanza a cercar alternative. Alternative che in parte ci sono già  ed in parte vanno ancora cercate ma percorrere questa strada è piu difficile e laborioso, come sempre.
Per molti è più facile bruciare.