domenica 20 gennaio 2013

Perchè si stirano i vestiti.


La mia atavica scioperaggine unita ad una piccola furia ecologista mi porta di quando in quando a farmi domande poco ortodosse.
Una di queste è perchè si stirano le cose, come abiti, biancheria, lenzuola, asciugamani, etc.
La domanda si fa poi più pressante quando penso al fatto che siamo capaci di pagare piu di cento euro un paio di jeans scoloriti e lacerati... e poi stirarli!
Evidentemente qualcosa non quadra.
Alla domanda del perchè si stiri non mi son dato una risposta soddisfacente (come sempre) se non quella che "si è sempre fatto così" e per motivi che oggi probabilmente non hanno piu ragione di essere. Ipotizzo che lavare i panni con la cenere nei fiumi poteva rendere necessario stirare, ma oggi?
Scopro con piacere che questo mettere in dubbio la necessità di stirare è piu diffusa nella società di quel che pensavo e che le donne si scambiano trucchi e consigli per evitare il più possibile questa pratica.
E poi c'è anche chi ne fa una questione di costi economici ed ambientali. 
Anche a casa mia si stanno sperimentando soluzioni alternative... 

venerdì 4 gennaio 2013

Cosa c'è dentro alle cose

Ecco una macchina fotografica digitale 3,2 Mp (guasta e senza memoria e senza batterie) che ho smontato nei suoi 245 pezzi di cui 65 sono viti microscopiche (clicca sull'immagine).
In realtà i pezzi sarebbero molti di più, forse di uno o due ordini di grandezza maggiori, ma non sono riuscito a procedere oltre. Una sola scheda elettronica  di questa macchina  ha un numero di componenti ed una complessità molto superiore a quello che traspare dalla foto ma essendo tutte le schede saldate ed integrate non le si possono smontare senza distruggerle. E per apprezzare le strutture interne dei chip ci vuole anche il microscopio! 
A guardarci dentro, le cose sono molto complicate.
Però bisogna guardarci...

mercoledì 12 dicembre 2012

La scomparsa degli orti urbani

In un secolo Ravenna si è giocata quasi tutti gli orti all'interno delle mura. In realta ne sopravvivono almeno due, uno in via San Pietro Crisologo (vicino alla ex-caserma alighieri) e uno piu piccolo nel quadrilatero Via Cerchio-Via Mazzini (clicca sull'immagine).
Altri orti molto belli erano presenti fino a pochi anni fa nell'ex-alveo del fiume montone prima di porta serrata dove oggi vi è un parcheggio (veramente questi erano adiacenti le mura e non dentro).
Nella cartina della città di Gaetano Savini del 1904 ogni grande spazio inedificato all'inteno degli isolati  è indicato con "orto" e quindi una buona metà e oltre della superficie cittàdina era coltivata in maniera intensiva oppure come Hortus Conclusus.
Se le auto, come è probabile visto i trend in atto, diventeranno un bene di lusso per pochi (tipo anni 50), si cominceranno a liberare tanti spazi e di necessità i parcheggi torneranno orti.

venerdì 19 ottobre 2012

Morto che cammina (1): il motore a scoppio.

Non so se vi siete mai soffermati a pensare come funziona veramente un motore a scoppio, ad esempio quello della vostra auto: si provocano delle'esplosioni per spostare dei pistoni che trasferiscono il loro moto ad un'albero e di qui attraverso una serie di ingranaggi alla ruota che sposta l'auto. Cioè saltando tutti passaggi possiamo dire che spostiamo l'auto con delle esplosioni! Vi sembra sensato fare ciò? Probabilmente no, detta così. Eppoi, dal punto di vista energetico il processo è un colabrodo. Nella migliore delle ipotesi il rendimento di un motore a scoppio raggiunge max il 20% che significa che l'80% dell'energia viene persa e dissipata nell'ambiente perlopiù sotto forma di calore.
Tradotto in soldi, ogni 100 euro di benzina ne utilizziamo veramente solo 20€ mentre 80€ sono letteralmente buttati via.
Avendo sempre vissuto in questo stato di cose, abituati a pensare che il motore a scoppio sia l'unico modo per muovere un'auto  (non il miglior modo, ma proprio l'unico!) ci risulta difficile se non impossibile pensare ad altri modi.
In passato erano state tentate soluzioni diverse come le auto a turbina o l'auto elettrica ma, complice la grande disponibilità di petrolio (ed il suo basso prezzo) hanno fatto si che il motore a scoppio, il colabrodo energetico,  restasse la soluzione più facile per generare potenza e trasmetterla alle ruote.
La ricerca tecnologica è rimasta incanalata nel solco del motore a scoppio con il risultato che le auto di oggi sono concettualmente le stesse di 50 anni fa, solo un po' più belle comode e sicure, ma sotto al cofano c'è sempre lui, l'inefficente motore a scoppio.  Il morto che cammina.
Invece i motori elettrici hanno un rendimento del 90%, non inquinano e sono silenziosi.
E' ora di "pensare differente"!

(nella foto un motocicletta indiana mossa da un "motore da motozappa")

venerdì 17 agosto 2012

Pomodori rossi a grappolo.

Ravenna, agosto 2012, il supermercato dietro casa vende  i pomodori, e fin qui tutto bene visto che è la sua stagione, solo che... son pomodori coltivati in Olanda!!!
Alla faccia del kilometro zero.
Per non parlar del prezzo....

domenica 5 agosto 2012

Il riscaldamento globale spiegato a mia madre

Mia madre era una persona semplice senza alcuna conoscenza scientifica. I suoi studi elementari erano stati interrotti dalla guerra e dalla necessità di uscire dalla miseria lavorando fin da bambina, come molte persone di quella generazione.
Io, nato negli agi della luce elettrica e dell'acqua in casa,  per il solo fatto di essere andato a scuola e di leggere libri pensavo di poter aver ragione su di lei su qualunque argomento.
Per cui mi ostinavo a spiegarle quello che lei non sapeva e che neppure immaginava. Ma mi scontravo contro un muro. Immancabilmente la discussione finiva con la frase lapidaria di mia madre che diceva "per me non lo sanno neanche loro!!" riferita agli scienziati che costituivano le basi della mia sicumera.
Chissà perché, una volta tentai di spiegarle il meccanismo del riscaldamento globale, i combustibili fossili, la CO2, l'effetto serra e tutto il resto. Sarebbe stata una gara dura visto che mia madre non era neppure tanto convinta che la terra sia davvero rotonda.
Ero pronto al solito litigio di rito ma ad un certo punto mi madre se ne usci con una affermazione scientificamente sbagliata ma che mi colpì in pieno per la sua ingenuità: " Cioè è  tutto il riscaldamento delle case, il caldo che fanno le macchine e i motori che alla fine si scalda l'aria". Lei intendeva che letteralmente il calore di un'automobile influenzasse il clima scaldando l'aria, e nonostante le cose non stiano così non mi sentii di negare. Le dissi, obtorto collo,  che si, era proprio per quello (in un certo senso è anche vero) e rinunciai a proseguire la disputa.
Quindi mia madre si zittì, si fece seria e pensierosa come se avesse avuto conferma di qualcosa di tragico che meditava fra se e se da qualche tempo. Mi parve di vedere in lei una presa di coscienza rara: il riconoscimento che i cambiamenti climatici passano anche dalle nostre responsabilità individuali e che ci stiamo rovinando con le nostre mani.
Oggi mia madre non è più fra noi e mi manca molto.
Se il riscaldamento globale lo ha "capito" mia madre, nella sua semplicità, come è possibile che ancora oggi esistano persone che a fronte di centinaia di studi scientifici su dati incontrovertibili si ostinano a negare che esso sia in atto o che noi non ne abbiamo alcuna responsabilità?

lunedì 2 luglio 2012

Fanghi: dai fondali del candiano a sotto il tuo ombrellone.

E' nato il "comitato vitalaccia dura" che si propone di contrastare l'avanzata della'area logistica del porto, strade e capannoni per centinaia di ettari, con la conseguente distruzione del territorio  fra Ravenna e il mare.
E' anche vero che la maggioranza bue protesterà solo perché nel tragitto Ravenna-mare si aggiungeranno un numero imprecisato di rotonde con relativi rallentamenti ma resta comunque una buona percentuale di popolazione che sa distinguere fra investimenti e speculazione e che si oppone a queste scelleratezze.
Ho potuto  prendere visione di alcuni documenti sul progetto "preeliminare" di approfondimento del Candiano che l'autorità portuale ha presentato al Comune. Sono centinaia e centinaia di pagine fornite pochi giorni prima della discussione in commissione.  Una miriade di documenti da esplorare che nessuno puo   valutare competentemente in tempi così ristretti. E' evidente che non ci si aspetta alcuna discussione nel merito ma una semplice ratifica di questo consiglio che da sempre avvalla quel che propone l'Autorità Portuale.
Però una delle cose che ho capito subito è che i fanghi di escavazione deal fondale del candiano sono classificati rifiuti e che nei fatti non sanno dove metterli; e che nessuno li vuole, o almeno li vuolesenza contropartita.
Fra le proposte di destinazione definitiva ci sono aree impensabili: a Lido Adriano sotto il progettato villaggio turistico, a Punta Marina per nuovi quartieri, alle Bassette, nella Vitalaccia, vicino al cimitero e  poi anche in mare (!) e tanti altri posti.
Scavare e spostare la terra è il businness del futuro.Quando l'agricoltura sarà distrutta, quando il prezzo del greggio sarà inaffrontabile e i trasporti un lusso, che ci mangeremo? Piastrelle e container!