martedì 17 maggio 2011

Un mondo da rifare

La notizia è così epocale che non potevo non dare un mio piccolo contributo alla sua diffusione.
A Bologna, la coppia di ricercatori Focardi  Rossi  ha realizzato da tempo un reattore a fusione nucleare "fredda" che genera grandi quantità di energia a costi irrisori. E per di più senza scorie e senza radiazioni. Si chiama Energy-Catalyzer o E-Cat. Una fabbrica in Grecia li sta già costruendo ed a novembre è prevista l'entrata in funzione del primo reattore commerciale da 1Mw .  
I personaggi e le vicende che girano attorno a questa invenzione sono da film giallo e vi rimando al blog Crisis per farvene un'idea.
Non è stato infatti rivelato come funzionerebbe il cuore di questo reattore ma la maggior parte degli scienziati che hanno visto la macchina in funzione sono convinti che non si tratti di una truffa. Se fosse un'imbroglio ci troveremmo di fronte alla più grande montatura di tutti tempi. E in un caso o nell'altro la realtà  sta superando di molto la mia fantasia.
E se le promesse verranno mantenute forse avremo risolto il problema dell'energia sul pianeta nel giro di pochi decenni.
Mai più centrali nucleari, a carbone, a gas, a biomasse o altri danni all'ambiente in nome dell'energia, mai più Cernobyl, Fukushima, mai più guerre per il petrolio, e chi più ne ha più ne metta.
Il mondo cambierà così radicalmente che non riusciamo neppure ad immaginarlo.
E gli ambientalisti incalliti come me perderanno quindi il loro lavoro di Cassandre?
Purtroppo no.
Dobbiamo preservare le altre risorse del pianeta, come l'acqua, la terra fertile, il mare e l'aria.  E mille altre cose che diamo per scontate ed illimitate ma che non lo sono affatto.
Buon futuro a tutti.

domenica 8 maggio 2011

Rinaturalizzare!

Una delle tante notizie dalla stampa locale: un bel progetto (già approvato dal comune) per costruire un lussuoso villaggio turistico all'estremità sud di Lido Adriano. Si chiamerebbe "I Giardini della Brocca" Altri 20 ettari sottratti alla campagna ed all'ambiente naturale per espandere  quel coaervo di ecomostri che è da tempo diventato Lido Adriano. Il promotore dell'iniziativa è il titolare del Punta Turquesa , un bagno non proprio amato da tutti
Ciò che è sconvolgente è che nel comunicato si legge " I Giardini della Brocca nascono con l’idea di rinaturalizzare uno degli ambiti paesaggistici di maggior interesse della costa ravennate[]."
Rinaturalizzare????...Rinaturalizzare???? (E qui ci vorrebbe tutta la voce di Beppe Grillo per rendere l'idea dell'uso scandaloso e criminale di questo verbo).
Da sempre la natura si rinaturalizza da se, e "a gratis", basta lasciarla in pace e non mancherà di cancellare anche l'opera umana più nefasta (disastri nucleari esclusi). 
E se l'"ambito paesaggistico"  fosse di cosi grande "interesse" perché vogliono modificarlo? O vogliono solo costruirlo da zero ad uso e consumo dell'investimento immobiliare?  
E poi, visto che si parla di ripascimenti costieri in una zona fortemente erosa dal mare, da chi saranno pagati questi interventi? Soldi pubblici o privati? Di questo non se ne parla.

domenica 24 aprile 2011

Il carro davanti ai buoi?

Niente di nuovo (purtroppo) sotto il sole: si continua a distruggere  preziosissimo terreno fertile per la fregola cementificatrice di pochi, o almeno mi auguro, che siano veramente pochi. 
Un grande cartello annuncia la vendita di un futuro parcheggio per almeno 120 auto su via Guiccioli, fra le discariche di Hera e l'azienda agricola Marani, proprio dietro al ristorante Oltremare (ex Coc Qui Rit) che, fra l'altro, dispone già un suo ampio parcheggio con ingresso dalla via Romea Nord. 
Dal RUE si vede che oltre al parcheggio di oltre 6000 mq il Comune ha concesso il permesso di edificare su di un lotto retrostante di circa 7400 mq. Non so cosa ci costruiranno ma se prevedono 120 auto sarà qualcosa di grosso.
Capisco che si compri e si venda di tutto, ma è la prima volta che vedo in vendita un parcheggio, fuori città, e per di più non ancora costruito. 
Che sia il segnale che chi sta affrontando quest'impresa non abbia la certezza di tutti i capitali necessari per portare a termine l'operazione e che stia vendendo ciò che ancora non possiede? Anche questa non sarebbe una situazione nuova,  ma chi si comprerebbe mai un parcheggio? E perchè?

martedì 5 aprile 2011

Il lavoro inutile

"...l'oro si estrae [da sottoterra]  in Sud Africa e lo si manda con infinite precauzioni perché non sia rubato o non vada perduto a Londra o a Parigi o a New York, dove sparisce di nuovo sottoterra nelle casseforti delle banche. Tanto valeva che fosse rimasto sottoterra in Sudafrica."  Bertrand Russel 

Russel pubblicò l "Elogio dell'ozio" nel 1935, ma per molti versi sembra scritto oggi.  Perché lavoriamo? Me lo chiedo spesso e non ho mai trovato una risposta definitiva a questa domanda. La risposta più convincente mi sembra anche la più cretina: lavoriamo perché si è sempre fatto così, lo hanno scritto anche nella costituzione!
Lavoriamo ovviamente anche per un reddito ma se potessimo averne uno senza far nulla pochi di noi lavorerebbero, almeno alle condizioni attuali.
Sembra che fino alla rivoluzione industriale del XIX secolo non si lavorasse cosi forsennatamente come oggi e che addirittura gli schiavi greci e romani lavorassero molto meno di noi.
Ma c'è bisogno di lavorar ancora così tanto? E per che cosa?
C'è un partito politico che abbia mai messo nel suo programma l'obiettivo della riduzione del lavoro in generale e non solo dell'orario?
Sarebbe ora che ci fosse.

giovedì 3 febbraio 2011

Avaaz, chi sono costoro?

Ultimamente gira su internet  una mail che invita a "firmare" via web una generica petizione per vietare l'uso dei pesticidi neonicotinoidi in agricoltura, in quanto probabili  responsabili della moria delle api degli ultimi anni. L'organizzazione promotrice si chiama Avaaz e  vorrebbe presentare  questa petizione a non meglio precisati "UE and US decision maker" (?).  Ma chi è Avaaz? Pare che nessuno ne avesse mai sentito parlare prima d'ora e guardando su internet ho scoperto che è una organizzazione no-profit americana con sede a New York. Una specie di multinazionale della protesta con un bilancio nel 2009 di 4,7 milioni di dollari per lo più frutto di donazioni. Dai dati pubblicati sul web mi par di capire che ci lavorino 10 persone e che il loro direttore prenda sui 120.000 dollari all'anno.
Che cosa fa Avaaz con tutti questi soldi a parte pagare fior di consulenze (245.000 dollari per i loro Chief Technical Officer)? Io sinceramente non l'ho capito.
Avaaz finazierebbe campagne d'opinione in tutto il mondo (come?) Italia compresa. Guardando sul sito vedo che grazie ad Avaaz è stata bloccata in Italia la famigerata Legge Bavaglio. Ma quando mai!! Per chi ha un briciolo di memoria ricorderà che è stata la nostra opinione pubblica con parte dei giornalisti in prima linea a fermare la legge! Direi che al nostro governo una petizione virtuale presentata da questi sconosciuti di Avaaz non fa neppure il solletico.
Tutte le campagne di Avaaz appaiono sacrosante ma sono talmente generiche che vien da chiedersi a cosa possano mai servire. E se l'incidenza di queste campagne è quella che abbiamo avuto in italia con la legge bavaglio c'è poco da sperare. L'ultima è a favore del popolo egiziano per il ripristino della democrazia...
Tornando alle api, sono ormai anni che gli apicoltori stanno combattendo contro l'uso dei neonicotinoidi nella concia dei semi di mais, supportati da molte evidenze scientifiche ma non ritenute ancora schiaccianti. Questi antiparassitari sono infatti banditi nella maggior parte dell' UE, Italia compresa anche se non in via definitiva.
Scommettiamo che se neonicotinoidi verranno banditi dalla UE, Avaaz si prenderà il merito?
Ma è il loro stile americano che mi fa diffidare di costoro: è la loro tendenza ad espandersi sempre fino a permeare tutto il mondo. Se gli americani inventano ad esempio una bibita gassata ( o la democrazia o un sistema operativo per PC) è ovvio per loro che tutto il mondo debba bere quella bibita.
Adesso hanno "inventato" questo modo di protestare, questo Avaaz, con petizioni via web e raccolta fondi via web ("Donate" è scritto bello in grande su ogni loro pagina!),  e pretendono che tutto il mondo li segua e li finanzi.
Mah..

domenica 19 dicembre 2010

Mistificazione, ignoranza, o semplice malafede?

Il nostro formidabile sindaco ha dichiarato che Ravenna  "ha raggiunto 500 ettari di verde urbano".  Pensavo essere un'errore di trascrizione ma la stessa cifra è stata riportata da tutte le testate on-line. 
E' chiaro che è un dato assolutamente inverosimile ed anche un bambino con la licenza elementare potrebbe capirlo. 500 ettari sono 5 Km quadrati (per fare un confronto Central Park a New York è di soli 3,4 Km quadrati!) .Ho disegnato sulla cartina di Ravenna un quadrato viola di 500 ettari per rendere meglio l'assurdità di questa affermazione (clicca sull'immagine).
Se il sindaco intendeva dire che anche tutto il verde inedificato e coltivato attorno alla città è "verde urbano" allora poteva sparare anche 1000 ettari, tanto nessuno avrebbe potuto contraddirlo: oltre la periferia è tutto verde, da sempre come in tutte le città della pianura. Forse in una città al centro di un deserto come potrebbe essere Las Vegas avrebbe senso dire che "abbiamo raggiunto", cioè abbiamo recuperato dall'ambiente arido tanto verde urbano. Ma a Ravenna che senso ha questa frase?
Immagino poi che questi dati siano stati presentati in una conferenza stampa davanti a giornalisti titolati,  ma è mai possibile che davanti a questa cifra nessuno abbia strabuzzato gli occhi ed abbia avuto l'ardire di dire ad esempio: "Scusi, signor sindaco, ma dove sarebbero questi 500 ettari? Ce lo può spiegare gentilmente?"
Non è che si possa sempre delegare la verifica di certe affermazioni all'opposizione politica (che spesso latita su queste e molte altre questioni) o ai soliti "rompiballe" degli ambientalisti.
Se cose così palesemente false o mistificate ci vengono poi riportate pari pari dai giornali, come possiamo fidarci di dati ben meno controllabili dal semplice cittadino come ad esempio il bilancio economico o energetico o dati sull'inquinamento e sul traffico?
Ma ci sono a Ravenna giornali o giornalisti che non facciano solo i portavoce dei sindaco o dei potenti di turno?


lunedì 13 dicembre 2010

Rifiuti zero a Kilometri zero.

La necessità di accorciare le filiere di produzione dei beni di consumo, sopratutto alimentari, fino alla soglia dei fatidici "Km zero" è, almeno a parole, avvertita e assecondata da tutto il mondo ambientalista, e non solo. Anche forze politiche insospettabili auspicano, in alcuni casi, la filiera corta e un'economia di prossimità territoriale. 
Intanto nel mondo dei rifiuti, quelli recuperabili, cioè non destinati a discarica o incenerimento,  i trasporti su grandi distanze vanno per la maggiore.
Due esempi: i piccoli elettrodomestici (stampanti, telefoni, tostapane etc.) raccolti nelle ecoaree di Ravenna vengono trasferiti a Vicenza (240 Km!) e i rifiuti organici biodegradabili, quelli dei bidoni marroni vicino ai cassonetti, finiscono a Voltana (33Km!).
In questi luoghi ci sono gli impianti di trattamento specifici, ma sono impianti con bassissimo contenuto tecnologico. L'impianto di compostaggio di Voltana non fa altro che replicare in grande i processi organici che avvengono nelle compostiere domestiche o poco più. Basterebbero piccoli impianti (o grandi compostiere) distribuiti sul territorio, magari gestiti da un' imprenditoria  privata ben controllata dal pubblico,  per riciclare tutti i rifiuti biodegradabili, senza instaurare una teoria di camion che portino i nostri rifiuti a Voltana e ritirino poi il compost.
Per gli elettrodomestici, andando a spulciare nel rapporto 2009 del centro di coordinamento italiano dei Raee, l'ente che regola lo smaltimento e recupero di tutti gli elettrodomestici,  scopriamo che in Italia i centri autorizzati smontare e trattare questi rifiuti,  e quindi anche smontare un semplice fon sono solo 62, perlopiù concentrati in Veneto e Lombardia; eppure sono impianti potrebbe dove la gran parte delle attività sono a bassa tecnologia ed il personale è poco o nulla specializzato. Qui in romagna sono stati avviati esperimenti più che altro finalizzati al recupero sociale, impiegando ad esempio i detenuti del carcere di Forli o i disabili di una coop sociale di Bologna.
In un certo senso, si potrebbe dire che i veneti ci stanno "rubando" del lavoro facile facile, e che rinunciando ad investire in questi settori, rinunciamo ad una maggiore occupazione e ricchezza nel nostro territorio.
Ma le responsabilità di questa organizzazione superindustriale per attività "semplici" non sono solo della politica e dell'imprenditoria che ovviamente ci sguazza . Le responsabilità sono anche della società, e quindi nostre, che tende sempre più a delegare le proprie incombenze a terzi, e non assumersi la responsabilità di uno stile di vita, e di pensiero, ormai insostenibile.