Per molti questa può sembrare una bestemmia ma quello che intendo dire è che le piste ciclabili cittadine non sono affatto una soluzione e non contribiscono minimamente alla razionalizzazione del traffico. Semmai danno un'alibi agli automobilisti per sentirsi ancora piu padroni della città. Altro discorso sono invece le piste ciclabili extraurbane (come la Ravenna Punta Marina) che sono utilissime ma, aimè, poco richieste dall'elettorato e poco considerate in generale.
Ma veniamo con ordine.
Piste Ciclabili Urbane No Grazie perché:
- Non c'è assolutamente spazio nelle strade cittadine per ricavarci le piste.
- Per fare le piste si sacrificano i parcheggi a bordo strada. E poi le auto parcheggiano sulle piste!.
- Ridurre o cancellare i marciapiedi per farne piste ciclabili è assurdo e pericoloso. I pedoni non le riconoscono e le ignorano, oppure semplicemente non c'è spazio per tutti sul marciapiede. Provate a transitare in bici su una ciclabile, cioè la porzione del marciapiede, che passi davanti ad una scuola e ringraziate il cielo che qualche bambino non vi si infili sotto alla bici.
- Le ciclabili sono mera propaganda elettorale. E sono più suadenti nei confronti dell'automobilista ipocrita che è in noi che non per il ciclista.
- Non viene fatta la manutenzione; per i nostri amministratori evidentemente le ciclabili non ne hanno bisogno. Invece le strade vengono regolarmente manutenute.
- Tecnicamente fanno schifo: altissimi cordoli a destra e sinistra, e se vi distraete un attimo siete per terra (evidentemente c'è un grande business "all'italiana" dei cordoli in cemento - all'estero non ho mai visti).
- Curve a gomito e raccordi assurdi. Se costruissero le strade con gli stessi criteri delle ciclabili avrebbero già impiccato i progettisti.
- Molte ciclabili son fatte con una ruvida pavimentazione in mattonelle rosse che si dissestano facilmente. Invece le strade adiacenti sono più levigate di un velodromo.
- Le ciclabili non sono interconnesse le fra loro perché non possono esserlo senza interrompere la viabilità motorizzata. E' assolutamente impossibile separare il traffico motoeizzato da quello ciclistico.
- Le nostre città sono già progettate a misura di bicicletta; sono le auto ad essere avulse. Loro son venute dopo.
- Le ciclabili sono uno sperpero di risorse pubbliche, ma evidentemente c'è qualcuno che riesce a lucrarci sopra in nome di supposti "vantaggi ambientali" ed "ecosostenibilità" delle opere.
Molto altro ci sarebbe da dire ma rimando ad una video intervista al presidente della Fiab di Milano ed anche ad uno dei tanti forum sull'argomento (leggete quel che scrive Silvia!).
http://borgomeo.blogautore.repubblica.it
E una bella discussione sulle ciclabili sul blog di Ciclistica .
E per intristirsi, le dichiarazioni del nostro nuovo prefetto.
giovedì 16 settembre 2010
domenica 5 settembre 2010
Il nuovo volto della Bassona
Ho sempre considerato i capannisti della foce del bevano come dei privilegiati e dei piccoli devastatori di quell'ambiente naturale. Senza i vari vincoli del Parco del Delta e l'attività di vigilanza della Forestale il villaggio di capanni in legno e muratura si sarebbe presto trasformato in un paesino di seconde case con giardinetto e con tutti gli agi. Sul blog lavoceromagnola.blogspot.com e su facebook infuriano da tempo le polemiche. Per dare un'idea delle dimensioni del paese, dalla cartografia della provincia si contano più di 70 immobili esistenti.
Però, quest'estate, passando dalla foce Bevano ho visto un villaggio bellissimo, tranquillo e quasi decoroso. La novità era che non c'erano le auto ad intralciare gli stradelli fra i capanni perché la Forestale aveva (giustamente) piazzato una sbarra all'ingresso del "paese" e bloccato il traffico motorizzato: ed era pieno di biciclette appoggiate ai capanni!
Villaggi così piacevolmente vivibili li avevo visti solo in Centroamerica o in Asia dove le auto ancora non se le possono permettere.Perché non arretrare ancora di più la sbarra sulla via Fosso Ghiaia, magari alla fine della pineta in modo da isolare anche i capanni da pesca lungo il canale?
Se cominciamo a limitare seriamente la possibilità di accedere con l'auto a molti siti naturali, molti problemi di convivenza uomo-natura si risolverebbero automaticamente. Solo i cittadini più responsabili si sobbarcherebbero il disagio di raggiungere certi luoghi a piedi o in bici.
Non mi sembra che sui rifugi alpini in quota vi siano problemi del genere.
martedì 10 agosto 2010
Saponetta VS bagnoschiuma.
Lavarsi con la saponetta o con il bagnoschiuma?
- che la saponetta è impilabile e "tassella perfettamente lo spazio", cioè è stoccabile in un volume minimo senza vuoti fra una confezione e l'altra.
Ci sarebbero da fare molte altre considerazioni simili, ma, senza essere troppo pedante, credo che il ritorno alla vecchia cara saponetta sia solo un bene per il nostro ambiente.
Mi piacerebbe molto che i nostri governi e coloro (colui?) che ha in mano i media prestassero attenzione a questi temi. Ma la realtà è assai diversa...
La domanda non ha molto senso se ci limitiamo ai nostri gusti personali ed immagino che la maggioranza degli occidentali opti per il bagnoschiuma.
Ma in una prospettiva globale, e quindi in termini di risorse impegnate al conseguimento del nobile fine (il lavarsi) la domanda ha un senso profondo ed anche più risposte, non banali.
Senza essere troppo analitico rilevo alcuni punti notevoli:
- che utilizzando un sapone liquido che contiene anche acqua (il bagnoschiuma) si spende energia (e si paga) anche per confezionare, stoccare e trasportare la componente in acqua contenuta nel prodotto, quando questa ci esce "gratis" dal rubinetto.
- che per un bagnoschiuma o sapone liquido si debbono usare contenitori in plastica, i quali, per la maggior parte, finiscono in discarica o in un inceneritore con le conseguenze che sappiamo.
- che le confezioni di sapone liquido e bagnoschiuma sono voluminose e non compattabili oltre un certo limite.
- che per confezionare una saponetta basta solo un foglio di carta completamente riciclabile.- che la saponetta è impilabile e "tassella perfettamente lo spazio", cioè è stoccabile in un volume minimo senza vuoti fra una confezione e l'altra.
Ci sarebbero da fare molte altre considerazioni simili, ma, senza essere troppo pedante, credo che il ritorno alla vecchia cara saponetta sia solo un bene per il nostro ambiente.
Mi piacerebbe molto che i nostri governi e coloro (colui?) che ha in mano i media prestassero attenzione a questi temi. Ma la realtà è assai diversa...
mercoledì 4 agosto 2010
Metar la caretta all'ôra (mettere la carretta all'ombra)
Il comune ha deciso di realizzare 480 posti auto coperti con impianto fotovoltaico integrato nel parcheggio del pala De André (sembra che a Pesaro siano piu avanti di noi su di un progetto pressoché identico).
Credo proprio che dovremmo farci qualche domanda sulla ratio di questo progetto.
Perché mai dobbiamo avere 480 posti auto coperti in un parcheggio pubblico già costruito? Forse che qualche comitato di utenti del Pala De André con la vernice dell'auto delicata lo abbia richiesto? Il parcheggio è in parte alberato e drenante: che fine faranno gli alberi?
Ammesso che l'operazione sia non onerosa per il comune (da dimostrare), chi ci guadagnerà? Tutti? O solo qualche società costruita ad hoc che magari ha sponsorizzato il progetto in mezza italia?
Un grosso difetto della legge sugli incentivi al fotovoltaico è che purtroppo, gli incentivi, vengono concessi anche per l'installazione di pannelli a terra, ed anche su suolo agricolo. E non impedisce che vengano costruite strutture inutili come un parcheggio coperto solo per poterne poi sfruttarne il tetto. La corsa agli incentivi sulle rinnovabili interessa anche alla criminalità organizzata come a faccendieri con pochi scrupoli. E' assolutamente necessario vigilare.
Ammetto che il progetto del parcheggio è un grosso passo avanti rispetto agli impianti a terra su suolo agricolo ma si può fare di meglio. Perchè il comune non tappezza i tetti dei suoi immobili con pannelli solari? Poi ci sono ancora ettari di capannoni alle bassette e al porto che attendono che qualcuno investa su loro...
Ammetto che il progetto del parcheggio è un grosso passo avanti rispetto agli impianti a terra su suolo agricolo ma si può fare di meglio. Perchè il comune non tappezza i tetti dei suoi immobili con pannelli solari? Poi ci sono ancora ettari di capannoni alle bassette e al porto che attendono che qualcuno investa su loro...
giovedì 15 luglio 2010
«In ogni posto ci vorrebbe un pezzo di terra così, lasciato incolto.» Cesare Pavese
Forse può sembrare un paradosso ma oggi a Ravenna c'è molto più verde pubblico (e privato) di 30-40 anni fa. Nelle classifiche di Legambiente sul verde urbano siamo sempre posizionati ai piani alti. E direi che è tutto verosimile. Ad ogni espansione della città negli ultimi decenni ci si è sempre preoccupati di piantare alberi lungo le strade e nei parcheggi, lasciare piccoli fazzoletti di prato etc. Magari sarà solo il greenwashing, ma il verde c'è davvero. E la percezione del valore, sia pure solo estetico, dei grandi alberi è ormai un dato acquisito anche nella popolazione più anziana.
Quello che purtroppo non è stato ancora acquisito come un valore primario, neppure da certi ambientalisti, è l'avere porzioni di territorio "verde" in completa balia della natura come potrebbe esserlo il Bosco dei Gufi e altri fazzoletti di terra dimenticati dalla speculazione. Cercando un po' se ne trovano ogni tanto in qua e in la, e spesso sono spazi molto piccoli in luoghi anche insospettabili. Meglio proteggerli, salvarli anche dal semplice addomesticamento alla forma di giardino ordinato e pettinato. Se concediamo queste occasioni alla natura avremo in pochi anni dei veri piccoli serbatoi di biodiversità. E' una questione etica ed estetica che farà sicuramente un gran bene alla nostra anima.
martedì 22 giugno 2010
Il ballo del mattone
Sono iniziati i lavori per la "riqualificazione" dell'area della ex centrale Hoffman all'inizio di via Romea Nord. Il cartello all'ingresso del cantiere, scritto a pennarello, recita "demolizione di edificio e nuovo complesso commerciale" (clicca sull'immagine).
Il superbo edificio perderà così la sua funzione di memoria storica della città e diventerà il simulacro di se stesso: L'ex fornace avrà solo la forma originale ma all'interno ospiterà, dopo una ricostruzione che immagino totale visto il tono del cartello, nuovi uffici, negozi, ristoranti etc. Ovviamente sono previsti grandi parcheggi ed un aumento del traffico veicolare nel quartiere che già oggi ne soffre e non poco.
Cooperative edili e agenzie immobiliari condurranno il ballo degli affari, ma a noi cittadini che resta?
Cooperative edili e agenzie immobiliari condurranno il ballo degli affari, ma a noi cittadini che resta?
Perderemo un monumento, per quanto cupo e decadente, ed avremo l'ennesimo megacentro commerciale. Sarà un buon cambio? Ne dubito.
lunedì 7 giugno 2010
Recupero Riuso Riciclo - A case study
Ho comperato il mio orologio Casio da polso nel 1997 all'ESP , quando era solo ESP e non c'era ancora l'Iper. Spesi 70'000 lire in offerta, un prezzo popolare per un'orologio popolare. Nel frattempo, grazie ad Internet, ho scoperto che un Casio di 13 anni è ormai un'oggetto "vintage" e che non ne esistono altri esemplari o ricambi neppure su e-bay (un solo riferimento su http://raredigitalwatches.com ).
Ho preso il trapano ed ho fatto due forellini verticali da 1,5 mm sul corpo dell'orologio. Poi con del filo da pesca ho cucito il cinturino alla cassa utilizzando i 2 nuovi fori. Il risultato è stato eccellente, quasi non si vede nulla della riparazione.
Un po' come i vecchi contadini che con poco fil di ferro riparavano tutto e di tutto ho voluto salvare il mio glorioso orologio da una indegna sepoltura nel fondo di un cassetto, fra le cianfrusaglie varie. Evitando l'acquisto di un nuovo orologio non ho incrementato il PIL della nazione e quindi secondo i dettami classici dell'economia non ho aumentato la ricchezza collettiva. Però ho prodotto "innovazione", un nuovo sistema di riparazione, e questo è inquantificabile con soli parametri economici.
Inoltre l'operazione mi ha reso quasi felice...
Un po' come i vecchi contadini che con poco fil di ferro riparavano tutto e di tutto ho voluto salvare il mio glorioso orologio da una indegna sepoltura nel fondo di un cassetto, fra le cianfrusaglie varie. Evitando l'acquisto di un nuovo orologio non ho incrementato il PIL della nazione e quindi secondo i dettami classici dell'economia non ho aumentato la ricchezza collettiva. Però ho prodotto "innovazione", un nuovo sistema di riparazione, e questo è inquantificabile con soli parametri economici.
Inoltre l'operazione mi ha reso quasi felice...
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