giovedì 15 luglio 2010

«In ogni posto ci vorrebbe un pezzo di terra così, lasciato incolto.» Cesare Pavese

Forse può sembrare un paradosso ma oggi a Ravenna c'è molto più verde pubblico (e privato) di 30-40 anni fa. Nelle classifiche di Legambiente sul verde urbano siamo sempre posizionati ai piani alti. E direi che è tutto verosimile. Ad ogni espansione della città negli ultimi decenni ci si è sempre preoccupati di piantare alberi lungo le strade e nei parcheggi, lasciare piccoli fazzoletti di prato etc. Magari sarà solo il greenwashing, ma il verde c'è davvero. E la percezione del valore, sia pure solo estetico, dei grandi alberi è ormai un dato acquisito anche nella popolazione più anziana. 
Quello che purtroppo non è stato ancora acquisito come un valore primario, neppure da certi ambientalisti, è l'avere porzioni di territorio "verde" in completa balia della natura come potrebbe esserlo il Bosco dei Gufi e altri fazzoletti di terra dimenticati dalla speculazione. Cercando un po' se ne trovano ogni tanto in qua e in la, e spesso sono spazi molto piccoli in luoghi anche insospettabili. Meglio proteggerli, salvarli anche dal semplice addomesticamento alla forma di giardino ordinato e pettinato. Se concediamo queste occasioni alla natura avremo in pochi anni dei veri piccoli serbatoi di biodiversità. E' una questione etica ed estetica che farà sicuramente un gran bene alla nostra anima. 

martedì 22 giugno 2010

Il ballo del mattone

Sono iniziati i lavori per la "riqualificazione" dell'area della ex centrale Hoffman all'inizio di via Romea Nord.  Il cartello all'ingresso del cantiere, scritto a pennarello, recita "demolizione di edificio e nuovo complesso commerciale" (clicca sull'immagine).
Il superbo edificio perderà così la sua funzione di memoria storica della città e diventerà il simulacro di se stesso: L'ex fornace avrà solo la forma originale ma all'interno ospiterà, dopo una ricostruzione che immagino totale visto il tono del cartello, nuovi uffici, negozi, ristoranti etc. Ovviamente sono previsti grandi parcheggi ed un aumento del traffico veicolare nel quartiere che già oggi ne soffre e non poco.
Cooperative edili e agenzie immobiliari condurranno il ballo degli affari, ma a noi cittadini che resta?
Perderemo un monumento, per quanto cupo e decadente, ed avremo l'ennesimo  megacentro commerciale. Sarà un buon cambio? Ne dubito.

lunedì 7 giugno 2010

Recupero Riuso Riciclo - A case study

Ho comperato il mio orologio Casio da polso nel 1997 all'ESP , quando era solo ESP e non c'era ancora l'Iper. Spesi 70'000 lire in offerta, un prezzo popolare per un'orologio popolare.  Nel frattempo, grazie ad Internet, ho scoperto che un Casio di 13 anni è ormai un'oggetto "vintage" e che non ne esistono altri esemplari o ricambi neppure su e-bay (un solo riferimento su http://raredigitalwatches.com ).
Dal 97 l'orologio ne ha passate di tutti i colori. Gli ho cambiato diverse pile ed il cinturino più volte, perché si era rotto o era in procinto di rompersi. Questa volta però il guaio è stato molto più serio: si è spezzata la parte della cassa dove viene agganciato il perno del cinturino. Ero già rassegnato alla sostituzione dell'intero orologio visto che non era riparabile quando ho deciso che in un modo o nell'altro avrei trovato  un rimedio.
Ho preso il trapano ed ho fatto due forellini verticali da 1,5 mm sul corpo dell'orologio. Poi con del filo da pesca ho cucito il cinturino alla cassa utilizzando i 2 nuovi fori. Il risultato è stato eccellente, quasi non si vede nulla della riparazione.
Un po' come i vecchi contadini che con poco fil di ferro riparavano tutto e di tutto ho voluto salvare il mio glorioso orologio da una indegna sepoltura nel fondo di un cassetto, fra le cianfrusaglie varie. Evitando l'acquisto di un nuovo orologio non ho incrementato il PIL della nazione e quindi secondo i dettami classici dell'economia non ho aumentato la ricchezza collettiva. Però ho prodotto "innovazione", un nuovo sistema di riparazione, e questo è inquantificabile con soli parametri economici.
Inoltre l'operazione mi ha reso quasi felice...

mercoledì 5 maggio 2010

C'è un grande prato verde (dove nascono speranze)

Un fatto singolare è accaduto nella nostra città: un grande palazzo nel centro storico è stato completamente raso al suolo ed al suo posto c'è ora un bellissimo prato verde! Sembra impossibile ma è successo davvero. Il fatto risale agli anni 50/60, quando venne demolita la vecchia caserma che sorgeva nello spazio verde di fronte all'attuale Loggetta Lombardesca in via di Roma.  Sul sito www.fotoaeree.com c'è fra l'altro un bella foto del 1955 che ne illustra l'evento.  La foto sopra è invece del 1910 ed è evidenziato l'imponente edificio sulla sinistra alla fine della via di Roma.
Oggigiorno sarebbe pensabile una cosa simile?
Mezzo ettaro di terreno in centro città ritornare verde pubblico senza che non vi siano "pesanti pressioni" per rioccuparlo con un centro commerciale, qualche banca, appartamenti e parcheggi?

domenica 18 aprile 2010

Un posto al sole

Qual'è il potenziale energetico del nostro comune?
Ho voluto divertirmi a calcolare quale potrebbe essere la produzione di energia elettrica nel nostro territorio se su tutti i tetti di tutti gli edifici (pubblici e privati) fossero installati pannelli solari fotovoltaici. Parlo di soli edifici esistenti e senza ipotizzare di mettere impianti fotovoltaici a terra su terreni agricoli, spiagge, aree naturali o altre aree inedificate. E' ovvio che il calcolo è impreciso e discutibile in molti punti ma gli ordini di grandezza sono molto indicativi.

Comune di Ravenna
Superfice occupata da edifici in metri quadrati 12.900.000
supeficie utilizzabile per pannelli solari (35%) 4.515.000
Potenza installabile (Mwh) 502
produzione annua stimata (Mwh/anno) 571.900

Per rendersi conto di quello che significano questi numeri basti sapere che questo "megaimpianto distribuito sul terrriorio", avrebbe una potenza superiore di 4 volte a quella della centrale Enel di Porto Corsini. E' chiaro che il sole c'è solo di giorno ma in un'anno con il fotovoltaico si produrrebbe la stessa energia che la centrale di Porto Corsini produrrebbe accesa 24 ore al giorno alla metà della sua potenza.
Si risparmierebbero 200 milioni di tonnellate di petrolio in un'anno e si creerebbero centinaia di posti di lavoro. Per non parlare dell'inquinamento atmosferico evitato: altro che centrali a biomasse !!
Non sarebbe il caso di pensarci?

domenica 21 marzo 2010

La firma dell'aria

L'estate scorsa avevo riverniciato il parapetto del balcone in calcestruzzo, in grigio chiaro, per proteggere il cemento dalla corrosione con una vernice acrilica.
Quest'inverno, la neve si è posata sul parapetto, e sciogliendosi ha prodotto delle colate nerastre ed indelebili sulle pareti verticali. Non son riuscito a pulirle.
La qualità dell'aria che respiriamo è questa, nonostante tutte le nostre auto catalizzate, nonostante i bei bollini blu, nonostante l'ipocrisia dei finti blocchi del traffico dei giovedì. Ed espandere la città, costruire nuove strade, parcheggi, e nuove case significherebbe aver ancora più bisogno di auto per coprire distanze sempre maggiori, significherebbe solo allargare e potenziare la nostra camera a gas.

domenica 7 marzo 2010

Legno e utopia.

Per contrastare i cambiamenti climatici dovremmo riportare la concentrazione di CO2 in atmosfera a livelli quasi preindustriali. Da un lato andrebbero ridotte le immissioni attraverso la riduzione dell'uso di combustibili fossili, dall'altro bisognerebbe estrarre la CO2 dall'atmosfera e confinarla. Esistono a questo proposito progetti deliranti di impianti per il confinamento della CO2 nel sottosuolo e purtroppo alcuni governanti ed industriali li prendono anche sul serio.
Invece una delle soluzioni più ovvie, che è quella di confinare la CO2 nel legno semplicemente piantando alberi, non viene sufficientemente promossa da nessuna forza politica o economica. E mi domando il perché, ma ho paura della risposta. Forse ci vogliono sognatori e utopisti per idee così banali e radicali.
Nel settore delle costruzioni, dovremmo disincentivare o forse bandire materiali energivori come il cemento o l'acciaio a favore del legno. Di qui, forse, il processo di decrescita virtuosa potrebbe avviarsi e potremmo salvarci dalla catastrofe.

In un Kg di legno sono confinati 920 grammi di CO2 presi dall'atmosfera, mentre per produrre un Kg di cemento si immettono in atmosfera almeno 1,05 Kg di CO2. Come vedete ... con il legno ... doppio guadagno!