sabato 6 maggio 2017

Potenza della prepotenza

E' mond e' và propri e' cuntreri, ch'lé un piaser a sté a lé a guardél (Davide G.) "Il mondo va proprio al contrario, che è un piacere stare li a guardarlo".

Eccoci, oltre all'insulto al caro e vecchio buon senso, siamo arrivati quasi all'insulto diretto al cittadino da parte di chi legifera!
Sta avvenendo quello che succede nelle dittature dove si fanno leggi  a vantaggio di pochi, spesso pochissimi, e poi  raccontano che è per il bene di tutti.
E la nostra regione (ER) che un tempo si fregiava di essere la prima della classe nella tutela del bene collettivo oggi sta per emanare una legge allucinante che per ora è ancora allo stato di progetto: la nuova legge urbanistica regionale. Non sono in grado di entrare nei dettagli perchè non è il mio mestiere, ed inoltre molti dotti studiosi lo hanno fatto gia benissimo in questo instant-book ed anche Legambiente ha lanciato una campagna contro la legge,  ma una cosa riesce a capirla chiunque anche  leggendo le note di presentazione ("diamo un taglio al consumo di suolo") : se mi racconti che questa legge è fatta per il consumo di suolo zero e poi scrivi che il consumo di suolo ammesso è del 3% + una miriadi di eccezzioni è evidente che mi stai prendendo per i fondelli e che non hai (per ora) il coraggio di dirmelo in faccia. 
L'obiettivo del consumo di suolo zero è nei programmi di molte forze politiche, anche di quelle che stanno mandando avanti questa legge sciagurata e quindi come facciamo a fidarci?
Ma quando avremo un partito che si porrà come obiettivo non la riduzione del consumo di suolo ma la riduzione del suolo consumato???



venerdì 30 dicembre 2016

L'importanza di passeggiare

[...]tout le malheur des hommes vient d'une seule chose, qui est de ne pas savoir demeurer en repos dans une chambre. (Blaise Pascal)
"Tutti i guai dell’uomo derivano dal non saper stare fermo in una stanza."


Ampliamento Esp - Foto di Giorgi Benelli
Dato per vero il motto di Pascal, e io credo sia profondamente vero, ne consegue che ogni umano, appena questi abbia soddisfatti i bisogni primari si catapulti fuori dalla sua stanza ideale ed inizi ad agitarsi nelle piu svariate maniere,. C'è chi si compera una mountain bike e scorazza per strade e pinete, chi si chiude in un bar con i suoi simili a litigare di calcio, chi va dalla parrucchiera, chi a prendere il te con le amiche, chi va a passeggio in centro, chi va a funghi, chi va a fare shopping e chi si sbatte per fare piu soldi, magari anche lavorando.
E tutti questi stati di agitazione hanno un costo energetico e ambientale. Alcuni non costano quasi nulla come ad esempio passeggiare o chiacchierare, ma altre costano assai.  
Le attività che costano molto più delle altre sono le ultime due e sono complementari fra loro: shopping e lavoro, ovvero produrre e consumare. Ricordo che l'assunto iniziale era che queste modalità di agitazione siano successive al soddisfacimento dei bisogni primari, e che quindi qui parliamo della famosa categoria del "superfluo".
Che fare shopping sia una attività superflua è abbastanza ovvio anche se per molte persone è una attività irrinunciabile, quasi una ragione di vita. Meno ovvio è invece  considerare superfluo il lavorare per fare più soldi.  Anzi, il lavoro viene considerato un valore e chi più lavora, e chi più fa lavorare,  più viene socialmente considerato anche se spesso si tratta di lavori inutili.
Ecco che a Ravenna si è deciso quindi di raddoppiare la superfice del centro commerciale Esp, il più grande di Ravenna e l'unico fuori città e raggiungibile solo in auto perchè sta oltre la tangenziale. Verranno cancellati decine di ettari di campagna per fare posto a parcheggi e capannoni.
Chi vuole fare soldi oltre il necessario si è alleato con chi vuole comprare cose non necessarie.
I costi energetici e ambientali però sono a carico di noi tutti. Inutile prendersala con i politici, loro fanno quel che vuole la maggioranza e purtroppo questi dissipatori di risorse sono la maggioranza.
Molto meglio sarebbe stato se fossero andati tutti a farsi una passeggiata.
O rimanere nella stanza con un bel libro.





domenica 25 settembre 2016

Il lato triste della rete

In questi giorni sono alle prese con l'installazione di un'autoradio di recupero.  Un lavoretto apparentemente facile ma con alte probabilità che qualcosa vada storto se, come nel mio caso, non sei del mestiere. Per esempio, tanti anni fa, durante il montaggio di un'autoradio ho bruciato una coppia di casse nuove perchè avevo sbagliato la polarità dei cavi.
Quindi per andare sul sicuro consulto la documentazione sia dell'autoradio che dell'auto, controllo il cablaggio, smonto la plancia per capire i dettagli meccanici del montaggio,  poi faccio una lunga ricerca su internet - piu di un'ora - su come montare la radio in quel modello di auto e trovo pure dei video molto benfatti  su youtube. Scopro che ci vuole anche un connettore particolare per collegare tutti i fili in modo facile e non sbagliarsi. Lo identifico e lo compero online su Amazon.  Quando mi arriverà montero tutto in una decina di minuti e non mi aspetto sorprese.
L'avere internet a disposizione per queste cose è decisamente una grande facilitazione e fa risparmiare soldi e tempo...ma... alla fine, invece del solito senso di soddisfazione per avere affrontato con successo un lavoro che non è propriamente il mio, ho avuto una punta di angoscia. Proprio perchè ho fatto tutto da solo, senza interagire con alcun essere umano! Forse sarà una cosa di cui vantarsi con gli amici al bar ma poi ho pensato al modo in cui avrei affontato lo stesso problema qualche decennio fa. Prima di agire avrei telefonato a "Quel Gran Genio Del Mio Amico" (QGGDMA) e gli avrei descritto i cavi colorati, anzi, mi sarei presentato a casa sua  senza preavviso con l'autoradio sottobraccio. Magari non era in casa e avrei scambiato due parole con i suoi familiari. Poi quando finalmente l'avrei trovato ci saremmo messi a parlare sul come fare, e mi avrebbe mandato a cercare quel connettore e io avrei girato i negozi di ricambi della città per trovarlo, e forse non l'avrei trovato - "Sa, bisogna ordinarlo ma ci arriva fra un mese se va bene" e allora QGGDMA  mi avrebbe detto "si che ci vuole il connettore, ma possiamo fare anche senza" e ci mettavamo a spellare fili e provare a collegarli, poi magari si sbagliava, ma così va la vita.
Oggi io e QGGDMA non abitiamo piu vicino, la vita ha diviso e ci sentiamo raramente. Internet ha preso il suo posto di consulente tecnico: forse internet ne sa di più, o forse siamo noi, nella nostra ignoranza a a considerarlo onnisciente e... forse questo è solo un triste post dettato dalla nostalgia.  Ma quel piccolo tangibile arricchimento umano che ti da il far tardi la sera a montare l'autoradio in un garage freddo con un'amico, no, questo la rete non te lo puo dare.

mercoledì 14 settembre 2016

Vivere senza *: la fiera delle necessità

Prendendo spunto da un bel post di Gaia Baracetti, in cui racconta della sua decisione di provare a vivere senza cellulare, ho voluto fare un piccolo elenco di cose che ogni adulto, non anziano e non emarginato ha o dovrebbe avere secondo i più per vivere degnamente.
Ovviamente non tutti hanno tutte queste cose ma la maggioranza si.
Alcuni vivono  senza una o piu di queste cose per scelta ed altri vi hanno rinunciato per periodi piu o meno brevi della loro vita, chi per scelta e chi per necessità, ad esempio quando si passa  una settimana in campeggio o durante un trasloco.
Se dichiarate di non avere alcune di queste cose potete incorrere nello stupore, incredulità o anche preoccupazione del vostro interlocutore. O nella derisione. Alcune volte però sono stato io l'incredulo e il sufficiente nell'imparare che c'erano persone che vivevano senza possedere un cacciavite o il garage per la bicicletta, e per questa mia supponenza ho incluso queste 2 cose nella lista anche se mi rendo conto che rappresentano un mio limite. Poi incontrerete sempre qualcuno che vi dirà che non potrebbe mai vivere senza una camicia stirata o l'acqua Levissima, ma andando avanti su questa strada sfociamo subito nel folklore  e nel dandismo, per tacere di tutto quello che il gentil sesso ritiene indispensabile alla vita su questa terra.
Ad esempio ho vissuto 10 anni senza televisore e 2 mesi estivi senza frigorifero senza problemi. Conosco diverse persone che vivono senza auto o senza conto corrente ed ho conosciuto una persona sana di mente che vive scalzo e quindi senza scarpe.
Ecco la lista ed immaginate se potreste mai vivere senza.....:

Garage
Condizionatore in casa
Acqua corrente
Acqua calda
Bidet
Vasca da bagno
Cucina
Frigorifero
Lavastoviglie
Jeans
Scarpe
Cacciavite
Automobile
Autoradio
Alzacristalli elettrico
Conto corrente
Carta di credito
Televisione
Computer
Internet
Posta elettronica
Facebook
Cellulare
Smartphone
What's up

Di questa lista io manco di 4 cose ...
Per una trattazione piu seria di cosa comporti vivere senza qualcosa che riteniamo, spesso a torto, indispensabile vi rinnovo l'invito a visitare il blog di Gaia.

mercoledì 7 settembre 2016

Furto di significanti

Un pomeriggio ricevo una telefonata con cui mi avvisano  che è appena uscito un prodotto che fa per me e che sicuramente non può non interessarmi (!). 
Come tutti voi, non amo essere disturbato da chi mi vuol vendere qualcosa, sia esso un contratto telefonico o un detersivo, ma la cosa che piu mi ha urticato è stato il fatto che abbiano usato la parola "prodotto",  perché la telefonata non veniva da un rivenditore di aspirapolveri o potabilizzatori domestici, ma da un'istituto finaziario!
Volevano cioè "vendermi" un cosidetto "prodotto finanziario-assicurativo". Eppure nella mia testa un "prodotto" è ancora qualcosa che si tocca, si usa, si consuma, come una merendina di un distributore automatico. Se è una cosa che non si tocca ma si può comperare allora la chiamo "servizio".
Non so voi, ma io sono abbastanza affezionato alle parole e se me ne cambiano il significato  mi sento derubato e reagisco male.  Non è che sia un talebano della Crusca e so bene che le parole hanno significati stirabili ed estensibili e che esiste il (famigerato) Prodotto Interno Lordo e che prodotto è in senso lato un qualunque risultato di un lavoro ma  un minimo di chiarezza va fatta.
Ora, questa moda di chiamare "prodotti" i contratti di assicurazione o i titoli finanziari mi sembra abbastanza recente, e comunque preoccupante.  
In questa estensione del significato del termine "prodotto" vedo un tentativo, peraltro quasi riuscito, da parte della finanza di giustificare la propria esistenza come un settore produttivo al pari dell'industria e dell'agricoltura: vedete? anche noi lavoriamo..vedete quanti bei "prodotti"? Forse questa traslazione di significato è avvenuta negli anni 90, proprio quando i quadagni di costoro erano diventati scandalosamente alti e un po di fisiologica vergogna è arrivata ai piu intelligenti. 
Che il mondo finanziario lavori è indubbio, e probabilmente lavora anche tanto con livelli di stress altissimi, ma quanta "ricchezza" produce? Ne produce piu o meno di quella che consuma?   Lascio a voi le valutazioni del caso.
Io non sono certo ben disposto verso il mondo della finanza e ritengo gli appartenenti a questa classe siano poco diversi nell'animo e nell'agire dai ladri e filibustieri del passato. Anzi,  forse sono proprio gli eredi dei piu intelligenti e sensibibili ladri e truffatori dei secoli scorsi. Ma non per questo penso che sia possibile sbarazzarsi di loro, almeno nella misura in cui noi si voglia diventare come loro.
E per finire un pezzo di Uriel Fanelli su un suo veloce contatto con chi governa questo mondo.

giovedì 9 giugno 2016

Voto di scambio

"Se votare fosse importante non ce lo lascerebbero fare"
 (“If voting made any difference they wouldn't let us do it.”)
 Mark Twain

Un piccolo post moralista di cose trite e ritrite, ma oggi mi va così.
Quest'anno in città si rinnova il consiglio comunale. Sono marginalmente interessato a queste elezioni ed al ballottaggio perchè ho sempre visto la politica dei partiti e dei movimenti più come scontri fra tifoserie che altro. D'accordo con Mark Twain credo che il potere politico sia molto sopravalutato. Fin da bambino ho notato che gli stili di vita e i valori di chi si dichiarava di un partito o di un altro erano i medesimi. Nella mia ingenuità mi aspettavo che chi si diceva comunista applicasse il comunismo anche a casa sua e la stessa cosa per i democristiani. Invece, a parte il fatto che uno andava alla casa del popolo e l'altro in chiesa, per il resto della vita le loro scelte erano le stesse. Aspiravano tutti ad un buon lavoro, la casa, l'auto etc. A parità di classe sociale le loro vite erano quasi indistinguibili.
Oggi ci si scontra molto poco nei bar per questioni politiche e l'astensionismo alle elezioni è in costante aumento. Ci si astiene dal voto perchè semplicemente andare a votare non conviene. Si perde tempo e si incide pochissimo sul proprio destino. Io ci vado per tradizione ma non mi aspetto molto dalle urne. 
Quello che invece ci cambia e di molto è il voto che diamo ogni giorno ai "partiti economici" con i nostri soldi. Proviamo a vederla cosi: quando compero il pane dal fornaio e non al supermarket, io voto per il fornaio, quando compero la farina al supermarket per farmi il pane in casa io voto contro il fornaio e contro i panifici industriali,  quando non compero ne pane ne farina perchè sono a dieta o perchè sono un'asceta, o perchè ho deciso non mangiare piu pane, allora non voto e sono un'astenuto.
E' chiaro che ogni scelta di questo tipo è frutto di mille compromessi e ragionamenti, per lo più inconsci ed automatici, ma l'influenza che hanno questi voti sul mondo è pesante. Se decido di cambiare auto ogni 2 anni ("perchè mi conviene"!)  faccio una forte scelta politica, anche perchè il voto fatto con il denaro, diversamente dalla scheda elettorale che vale sempre uno, è legato al valore dei soldi. Votare con 20'000 euro influisce di piu sul mondo che votare con un'euro. Sotto quest'ottica, ogni transazione economica è un voto di scambio, legale, e la pubblicità commerciale diventa una campagna elettorale permanente. L'astensionismo diventa un'atto sovversivo ma astenersi da questo voto è quasi impossibile. Quindi cerchiamo quindi di votare bene e pensare un po di piu alle conseguenze del voto quando apriamo il portafoglio.

lunedì 4 aprile 2016

Decementificazione, la parola che non ti aspetti.

Il supermercato vicino a casa mia è stato chiuso e non riaprirà più. I proprietari hanno comunicato la loro decisione poche settimane prima della data di chiusura alla clientela e agli stessi dipendenti che con nonchalance anglosassone sono stati vigliaccamente lasciati a casa. Personalmente ne ho avuto un piccolo danno perchè mi era molto comodo, ci andavo a piedi, ma sopravviverò ugualmente. Vivo in città e nel raggio di poche centinaia di metri ho ancora tutti i negozi e market che servono alla vita di tutti i giorni, dal fornaio al fruttivendolo passando dalla ferramenta, almeno finché resistono alla concorrenza dei vari ipercentri commerciali quasi fuori citta, vedi Esp, CoopTeodora, Bassette etc.
Il capannone che ospitava il supermercato è ora stato completamente svuotato ed il suo parcheggio perenennemente vuoto. Nessuno sa ancora che nuova attività vi si sinsedierà, se un altro supermarket/discount, o un mobilificio, o un bingo, o altro. Perchè per gli abitanti del quartiere è ovvio che qualcosa dovra venirci in quel posto, perchè un capannone vuoto in città è "contronatura", un horror vacui urbanistico...
Così sembrava anche a me, poi a pensarci bene mi sono venuti in mente molti posti in città dove gli immobili sono sfitti/abbandonati/sigillati/sottoutilizzati/vincolati senza che nessuno gridi piu di tanto alla scandalo. Ad esempio il nostro ex-macello, l'area ex-Amga, l'ex-casema, l'ex-mulino Lovatelli per citare i luoghi piu pregni di storia, ma anche immobili meno centrali e visibili come appunto l'ex supermercato dietro casa mia o anche Marinara (caso un po' diverso ma mica tanto!)
Poi ho incontrato in rete questo neologismo, "decementificazione", e mi son detto, perché no? Che senso ha tenere in piedi un capannone anonimo solo perchè è stato costruito o perchè qualcuno vi ha riposto speranze di guadagno o speculazione? Non sarebbe meglio raderlo al suolo e riportare alla luce il suolo e farne un campo da calcio, un parco pubblico oppure orti per anziani? 
E tutti gli altri luoghi analoghi che non hanno un interesse storico a che pro mantenerli? 
Perché la piramide demografica non ci lascia scampo: la popolazione italiana a Ravennate sta decrescendo ed invecchiando e sarebbe saggio far decrescere anche il patrimonio immobiliare che comincia a pesarci e costarci piu di quel che rende.
Bisogna aver coraggio e muoversi in questa nuova fase e ricordiamo che anche decementificare porta occupazione.